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Elena Goitini, ad Bnl Bnp Paribas
Elena Goitini, ad Bnl Bnp Paribas
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Rischio bancario sotto i riflettori: Goitini di Bnl - Bnp Paribas esclude per ora nuove acquisizioni nel settore

14 novembre 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2025, 09:53

Il consolidamento? Bnl Bnp Paribas finora ne è rimasta fuori ma potrebbe cogliere eventuali future occasioni. Il focus? Sulle gestioni Gli extraprofitti? Non siamo un bersaglio fiscale. Parla la ceo Goitini 

«Sul futuro sono cautamente ottimista. In Italia la crescita è troppo bassa ma gli imprenditori sono la nostra forza e l’export lo dimostra. Le banche non sono un bersaglio fiscale, ma un partner del Paese. Restiamo fuori dal risiko, ma se le fusioni creeranno spazio sul mercato, siamo pronti ad approfittarne».

Elena Goitini, da aprile 2021 alla guida di Bnl Bnp Paribas, incassa risultati in crescita anche negli ultimi tre mesi e in questa intervista a ClassCnbc anticipa i suoi piani per il futuro della banca.

Domanda. Nel terzo trimestre l’utile è salito del 45% a 309 milioni. Da dove arriva questa accelerazione?

Risposta. È il risultato del percorso di riqualificazione dell’attivo e della trasformazione industriale avviata tre anni fa. Abbiamo lavorato sull’efficienza operativa, rivisto i processi, investito in tecnologia. E il costo del rischio si è quasi dimezzato: siamo a circa 30 punti base con un npl ratio poco sopra l’1%, tra i migliori del sistema.

D. Il margine di interesse si sta normalizzando. Come avete compensato?

R. Con una crescita del margine commissionale su ricavi complessivamente stabili. È un segnale importante perché richiede fabbriche e prodotti. Ed è qui che l’appartenenza al Gruppo Bnp Paribas fa la differenza: in Italia operiamo con 14 entità specializzate che coprono tutte le attività bancarie, finanziarie e assicurative.

D. Tra questi il wealth management. A che punto è l’integrazione con Axa Investment Managers, acquisita l’anno scorso?

R. È il primo trimestre in cui si riflette nei conti di gruppo. L’operazione ci ha proiettati tra i primi tre asset manager europei, con oltre 1.600 miliardi di masse. Le sinergie industriali devono ancora dispiegarsi, ma la direzione è chiara: crescita selettiva e rafforzamento nelle attività ad alto valore. Lo dimostra anche l’acquisizione del private banking di Hsbc in Germania.

D. È la stessa direzione in cui vorrebbero andare tutte le banche. Come si cresce in un settore così competitivo?

R. Lavoriamo su due direttrici: potenziamento delle nostre reti proprietarie, anche con l’ingresso di nuovi banker e life banker, i nostri consulenti patrimoniali; sviluppo della piattaforma globale del gruppo, dove Axa Investment Managers ci ha resi il secondo player straniero nell’asset management dopo Amundi.

D. Intanto però siete rimasti alla finestra durante un anno che ha cambiato la mappa delle banche italiane.

R. In realtà guardiamo con interesse e un pizzico di curiosità a questa grande effervescenza. Considero il consolidamento positivo: la concorrenza genera energia e non instabilità. Non siamo più in una foresta pietrificata. Ma il vero consolidamento è europeo. Abbiamo la necessità di creare player capaci di competere davvero con banche globali, come quelle americane ed asiatiche. Per farlo dobbiamo completare progetti fermi da troppo tempo. Uno su tutti: l’Unione Bancaria.

D. Voi siete un gruppo francese in Italia. Come gestite questa identità?

R. Siamo parte di un gruppo francese ma profondamente radicati nel territorio italiano. Collaboriamo in modo istituzionale e garbato. L’appartenenza al gruppo ci dà forza, ma evitiamo l’eventuale entropia di strutture complesse. Siamo garbati nel ruolo, molto presenti e attivi nell’economia reale.

D. Garbati e curiosi. Ma anche pronti a entrare nel risiko?

R. Nel mirino non abbiamo nulla ed escluderei la possibilità di acquisizioni di banche commerciali, quindi il consolidamento tradizionale. Abbiamo intenzione di continuare a guardare la parte wealth management. Se poi il mercato dovesse aprire spazi per effetto di fusioni altrui, valuteremo opportunità in business specialistici con forte valore industriale.

D. Che segnali vi arrivano dall’economia?

R. Continuo a mantenere un cauto ottimismo, anche se la crescita attesa dello 0,5% del pil quest’anno, che diventa un +0,8 nel 2026, è troppo bassa ed è supportata dal Pnrr. I nostri imprenditori hanno avuto grande bravura e lungimiranza nella fase post Covid. I dati di export del terzo trimestre sono positivi. Tuttavia le nostre imprese soffrono tantissimo per i costi di produzione più elevati, che sono un peso in termini di competitività.

D. Nella manovra non si è visto molto per l’industria. Ed è arrivata una tassa per le banche.

R. Le banche sono partner di sviluppo per il Paese, non bersagli fiscali. Penso che tutelare la solidità delle banche significhi tutelare anche le imprese e le famiglie. Oggi serve equilibrio e grande collaborazione istituzionale per preservare la solidità del settore e continuare ad accompagnare le aziende nelle trasformazioni epocali che stiamo vivendo.

D. Tra queste c’è l’intelligenza artificiale. Come sta cambiando la banca con l’AI?
R.Non credo in un mondo «machine vs human» ma in un modello «human plus machine». La tecnologia potenzia la relazione, non la sostituisce. In Italia abbiamo attivato circa 100 casi d’uso – sono oltre 1000 a livello di gruppo - su tre aree: liberare tempo operativo, modelli predittivi e scoring evoluti ed efficienza industriale. La mia visione del futuro è basata su tre p: piattaforme, partnership e persone.

D. Ma serviranno meno dipendenti?

R. Dal mio punto di vista sì, se si considerano i nuovi paradigmi e la transizione demografica, che comportano un ridisegno dei mestieri. Dobbiamo crescere di più per investire su reskilling e upskilling e favorire l’impiegabilità. La banca mette a disposizione percorsi e strumenti per accompagnare questa evoluzione.

D. Che anno sarà il 2026 per Bnl Bnp Paribas?

R. Un anno di cerniera e di rilancio. Chiudiamo il piano e lavoreremo nel 2026 per lanciare quello nuovo. Il primo ci ha portato a raddoppiare la profittabilità passando da un rone inferiore al 7% a quasi il 14%. L'obiettivo è creare le basi per la prossima wave di trasformazione.

D. E i rischi?
R. Oggi il rischio più rilevante è quello cyber. Il rischio di credito rimane sotto controllo purché il Paese riesca a crescere stabilmente oltre l’1%. La sicurezza informatica è la grande sfida del sistema. (riproduzione riservata)



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