Chi di austerità ferisce, di austerità perisce. È il caso del governo tedesco che sta chiedendo regole fiscali più severe in Europa ma, secondo quanto sancito ieri dalla Corte Costituzionale, ha violato le norme nazionali sul debito. Ora la coalizione guidata da Olaf Scholz è in difficoltà a livello politico e sui conti pubblici, proprio nel mezzo delle discussioni sulla legge di bilancio e anche in vista delle elezioni di settembre 2025. Nelle finanze pubbliche, come riportato su MF-Milano Finanza del 14 novembre, si è ora aperto un buco da 60 miliardi.
La Corte Costituzionale tedesca ha verificato la violazione da parte del governo del cosiddetto «freno del debito» che impone un deficit strutturale massimo dello 0,35% del pil, salvo circostanze eccezionali. La regola costituzionale è stata sospesa tra il 2020 e il 2022 per la crisi del Covid e poi per quella dell’energia, ma è tornata in vigore dal 2023. Il nodo della questione riguarda la decisione retroattiva del governo nel 2022 di computare le autorizzazioni a indebitarsi nell’anno in cui sono concesse, non nell’anno in cui sono spese. Il governo ha spostato così 60 miliardi già autorizzati (ma non spesi) per la pandemia a un fondo (chiamato Ktf) finalizzato agli investimenti sul clima. In questo modo la Germania ha alzato l’indebitamento nel 2021, quando la regola sul freno del debito era stata sospesa, invece di adeguare i conti nei prossimi anni quando le risorse saranno impiegate.
La Corte ha sancito che questo trasferimento è anticostituzionale per tre motivi. Innanzitutto il governo non ha dimostrato la connessione tra l’eccezione pandemica e quella climatica, non essendo quest’ultima un’emergenza. In secondo luogo, i giudici hanno chiarito che non ci possono essere trasferimenti di risorse dagli anni in cui il freno del debito è sospeso. Infine non sono possibili misure di bilancio retroattive.
Il governo è ora alla ricerca di una soluzione, come ha precisato ieri il cancelliere Scholz (Spd) con gli altri esponenti di governo Robert Habeck (ministro dell’Economia dei Verdi) e Christian Lindner (ministro delle Finanze liberale). Il fondo sul clima Ktf aveva in programma spese per 212 miliardi tra il 2024 e il 2027, di cui più di 50 il prossimo anno. Ma la Corte ha imposto una riduzione immediata del fondo di 60 miliardi. La Germania dovrà spendere meno o trovare nuove risorse per finanziare la transizione climatica o sussidiare le imprese sull’energia. Una situazione complicata per la coalizione di governo. Lindner spinge per il rigore assoluto e si trova alle corde per la violazione riconosciuta dalla Corte. I Verdi sono più aperti a spese per il clima. Scholz esce dalla vicenda con le ossa rotte, mentre i vincitori sono i politici di opposizione di Cdu e Csu che hanno promosso il ricorso alla Corte.
La sentenza può avere effetti sugli altri veicoli fuori bilancio della Germania: in tutto sono 29, con circa 400 miliardi non utilizzati su 590 concessi. Non ci saranno conseguenze per il fondo per la difesa (100 miliardi) perché ha già ricevuto un’eccezione costituzionale. Ma dopo la decisione restrittiva (anche più delle attese) della Corte, per la Germania sarà di fatto impossibile sfruttare le risorse eccezionali non usate negli anni delle crisi.
La vicenda riporta al centro dell’attenzione, anche a livello elettorale, il freno del debito. È molto improbabile l’abolizione della regola costituzionale per cui servirebbero due terzi dei voti in parlamento. Anche una nuova richiesta di emergenza sarebbe difficile da digerire, soprattutto per i liberali. Berlino, vittima del dogma dei conti in pareggio (oltre che delle strette Bce a livello monetario) potrebbe scoprire di essersi imposta vincoli troppo severi, con la recessione alle porte, investimenti insufficienti e un’economia troppo dipendente dalle esportazioni. A livello Ue resta aperta la questione su come finanziare la transizione climatica in modo comune, senza sussidi nazionali che violano le regole del mercato unico. (riproduzione riservata)