La recessione non è l’unico spettro che turba i sogni di Olaf Scholz. Il cancelliere della Germania dovrebbe preoccuparsi anche di un altro problema: il calo demografico, che per gli analisti di Scope Ratings è più severo di quello delle altre economie avanzate. E rischia di aggravarsi ancora in futuro, perché entro il 2030 i tedeschi in età lavorativa dovrebbero diminuire di almeno l’8% rispetto al 2023. Il quadro è peggiorato dall’invecchiamento della popolazione, che entro il 2050 causerà un raddoppio della spesa pensionistica, pari oggi a 132 miliardi di euro, il 27,2% dei fondi del progetto di bilancio per il 2025. Secondo Scope Ratings per accrescere il numero delle persone in età lavorativa e pagare le pensioni servirebbe una forte spinta all’immigrazione. Ma il governo tedesco ha assunto delle posizioni più rigide sul tema per recuperare consensi sull’estrema destra, volata nelle ultime elezioni.
Finora la coalizione semaforo (socialisti, liberali e verdi) ha avuto le spalle coperte dagli incrementi di produttività della prima economia europea, che hanno a lungo compensato le poche ore lavorate in Germania (in media 34 ore la settimana). Ora però, con un calo così accentuato della forza lavoro, l’efficienza delle imprese tedesche potrebbe non bastare più. Le pressioni demografiche possono mettere a dura prova soprattutto il settore manifatturiero, già in grande difficoltà dopo l’addio al gas russo a basso prezzo e per la minore domanda in arrivo dalla Cina.
Secondo Scope Ratings per invertire la rotta serve una riforma profonda del mercato del lavoro, affiancata da un aumento dell’immigrazione altamente qualificata. La Germania ha bisogno in media di 480 mila stranieri in età lavorativa in più l’anno, valore ben al di sopra dei tassi recenti (253 mila persone). Questi due interventi andrebbero accompagnati poi da politiche in grado di incoraggiare la partecipazione al lavoro e di incrementare l’automazione, da sempre garanzia di produttività e crescita economica.
In assenza di riforme la pressione sul sistema di sicurezza sociale tedesco è destinata ad aumentare. La posta in gioca è alta ed è la tenuta dei conti pubblici di un Paese che da sempre si fa vanto dell’equilibrio delle sue finanze. «Nei prossimi anni la crescita della spesa pensionistica potrebbe limitare lo spazio fiscale per la spesa discrezionale e la capacità della Germania di rispondere agli shock economici. O di investire nella crescita a lungo termine senza aumentare il debito o attuare difficili riforme fiscali», scrivono gli analisti di Scope Ratings. Insomma, Berlino potrebbe non essere più la locomotiva d’Europa. (riproduzione riservata)