È notte fonda sulla Germania. La prima economia dell'Unione Europea è alle prese con una crisi strettamente collegata alla dipendenza energetica dalla Russia e alla spirale inflazionistica esasperata dal conflitto in Ucraina. La cartina tornasole è il dato sulle attese economiche del Paese, l'indice Zew, che ad aprile è sceso a -41 punti, a livelli non distanti dal -49,5 di marzo 2020, primo mese di pandemia da Covid-19. La lettura fa scattare il campanello d'allarme, perché segna un peggioramento rispetto ai -39,3 punti di marzo, anche se il consenso degli economisti alla vigilia era ancora più pessimista, ipotizzando un ritorno a quota -49,5. A febbraio, pochi giorni prima dell'invasione di Kiev da parte di Mosca, l'indice era ancora superiore ai 54: in due mesi la flessione della fiducia è quantificabile in 95 punti.
Sul Paese aleggia lo spettro della stagflazione. Ieri, non a caso, sono stati confermati i dati preliminari sull'aumento dei prezzi di marzo, che hanno segnato un incremento su base annua del 7,3%, in accelerazione dal +5,1% del mese precedente e in linea col consenso. Proprio l'energia è il fattore determinante del picco inflattivo: a marzo l'incremento annuo dei prezzi del settore è stata del 39,5%. La dipendenza energetica da Mosca è la causa principale della fortissima pressione sui prezzi in un paese in cui, tradizionalmente, anche un carovita prossimo al 2% è considerato difficile da gestire. A fine mese il ministro della Transizione Ecologica e dell'Economia, Robert Habeck, ha confermato che Berlino riceve il 55% del gas naturale, il 52% del carbone e il 34% del petrolio dalla Russia.
L'esecutivo guidato dal cancelliere Olaf Scholz è, in seno all'Unione Europea, uno dei più restii verso le sanzioni da imporre al Cremlino, vista l'elevata dipendenza dalle forniture di Mosca. E anche sul versante della crescita l'Ifo a marzo ha tagliato le stime per il 2022, riducendola nel range 2,2%-3,1%, contro il 3,7% di dicembre, e rivisto al rialzo le previsioni di inflazione dal 3,3% al 5,1%-6,1%. Nello stesso periodo il Consiglio degli esperti economici del governo ha tagliato la previsioni di crescita del pil dal 4,6% all'1,8%.Le prospettive rimangono negative, come dimostra anche il caso della vendita delle partecipazione borsistiche in Deutsche Bank e Commerzbank da parte del fondo americano Capital (si veda il box in basso). «Gli esperti», ha commentato il presidente di Zew, Achim Wambach, «sono pessimisti e prevedono che lo scenario continuerà a deteriorarsi». Anche l'indice riferito alle attuali condizioni economiche è sceso ad aprile a -30,8 punti, in contrazione dai -21,4 di marzo. «La prospettiva di una stagflazione nei prossimi mesi rimane viva», ha evidenziato l'economista.
La partita, per la Germania e di riflesso per l'Europa, è economica e anche geopolitica, come hanno messo in luce gli analisti di Morgan Stanley: «Le aspettative dello Zew», hanno sottolineato, «hanno battuto la nostra stima sostanzialmente più pessimista: la previsione di una crescita debole sta diventando un consenso, ma rimaniamo scettici su una recessione vera e propria, a meno che l'approvvigionamento energetico russo non venga tagliato nel breve termine». (riproduzione riservata)