General Motors archivia un primo trimestre sopra le attese e rilancia le previsioni per l’intero 2026, sostenuta dalla tenuta della domanda negli Stati Uniti e dal contributo atteso dai rimborsi legati ai dazi.
Il gruppo di Detroit ha registrato un utile operativo (ebit) di 4,3 miliardi di dollari, in crescita del 22% su base annua, pari a 3,70 dollari per azione adjusted, ben oltre le stime di mercato ferme a 2,62 dollari. I ricavi si sono attestati a 43,6 miliardi, in lieve calo (meno dell’1%), mentre l’utile netto è sceso del 6% a 2,6 miliardi, appesantito però da oneri straordinari.
GM ha contabilizzato un impatto negativo da 1,1 miliardi per la chiusura di contenziosi con fornitori legati al rallentamento dei programmi sui veicoli elettrici. Una voce che si inserisce in un contesto più ampio di revisione della strategia Ev, dopo svalutazioni per 7,6 miliardi già registrate nel 2025.
Nonostante un calo del 10% delle vendite nel trimestre in Nord America, il principale mercato del gruppo, il margine operativo nella regione è migliorato al 10,1% dall’8,8% di un anno prima, grazie soprattutto al mix favorevole di pick-up e Suv e alla riduzione dei costi, tra minori spese in garanzia e benefici regolatori sulle emissioni.
A sostenere la revisione al rialzo della guidance è anche un fattore straordinario: la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di annullare parte dei dazi introdotti dall’amministrazione Donald Trump. GM prevede di recuperare circa 500 milioni di dollari, cifra che ha interamente incorporato nell’upgrade delle stime. Per il 2026 il gruppo ora si attende un utile operativo compreso tra 13,5 e 15,5 miliardi di dollari, in aumento di 500 milioni rispetto alle indicazioni precedenti.
Sul fronte internazionale, segnali di miglioramento arrivano dalla Cina, dove GM è impegnata in una ristrutturazione: l’equity income è salito a 165 milioni dai 45 milioni di un anno prima. Anche le attività internazionali escluse la Cina hanno registrato un progresso, con un utile operativo di 123 milioni contro i 30 milioni del 2025.
Resta però il nodo della transizione elettrica. Come altri costruttori, GM sta rallentando la produzione di veicoli a batteria a fronte di una domanda più debole, anche in seguito alle politiche favorevoli ai combustibili fossili introdotte negli Stati Uniti. Le vendite di EV erano già crollate del 43% nell’ultimo trimestre del 2025.
«In un contesto molto dinamico, che non è insolito per questo settore, continuiamo a dimostrare resilienza», ha commentato l’amministratore delegato Mary Barra, sottolineando «la solidità del mercato americano» nonostante incertezze macroeconomiche, dazi e prezzi elevati dei carburanti. (riproduzione riservata)