È vera discesa o solo una momentanea scivolata? Un report di Intesa Sanpaolo invita a mantenere la barra dritta e a non farsi travolgere dall’entusiasmo sulla scia del calo dei prezzi del gas perché, sintetizzando all’estremo, è vero che sono lontanissimi dai picchi da brivido di agosto 2022, quando un megavattora costava oltre 300 euro, ma difficilmente si tornerà giù fino ai 17,5 euro del periodo 2015-2019. L’analisi certosina di Daniela Corsini, cfa (Chartered Financial Analyst) e Senior Economist Rates, Fx & Commodities Research di Intesa Sanpaolo, lo annuncia dal titolo: «Gas&power: ulteriore potenziale di ribasso nel breve, potenziale di rialzo nel lungo».
L’avvio è un’istantanea dell’oggi e non può che essere positivo: i prezzi del Ttf hanno subito un brusco calo di quasi l'87% dal picco di agosto, si registrano «adeguati flussi di importazione di gas e gnl (il gas naturale liquefatto, ndr). La riduzione dei consumi da parte dell'industria e delle famiglie e un inverno eccezionalmente caldo hanno ridotto la domanda per riscaldamento. Tra i fattori elencati, anche l’aumento della produzione di energia nucleare in Francia, ora esportatrice netta di energia, e la scarsa concorrenza con l'Asia sui mercati del gnl, che hanno limitato l’ erosione delle scorte di gas europee, vicine al record stagionale. L'Europa, infatti, potrebbe avviare la nuova stagione di riempimento con stoccaggi pieni al 50-55%, facilitando il riaccumulo in vista della successiva stagione fredda.
«In condizioni medie o favorevoli, l'Europa potrebbe iniziare il prossimo inverno con stoccaggi pieni al 100%», osserva Corsini. Ma attenzioni ai rischi. Il report li mette in fila: condizioni meteorologiche; incertezza sulla generazione da nucleare e rinnovabile; crisi della generazione idroelettrica per la siccità in Italia e Francia; incertezza sui flussi da gasdotti (soprattutto dalla Russia), sui flussi di gnl, sul riavvio del terminale di esportazione di gnl di Freeport, sulla concorrenza con l'Asia. Incognite che portano a una conclusione: il taglio dei consumi deve continuare. «Se l'Europa abbandona gli attuali tagli alla domanda e i consumi aumentano, trainati da una ripresa della produzione industriale e soprattutto delle attività ad alta intensità energetica, il processo di riempimento degli stoccaggi sarà più difficile e i prezzi aumenteranno di conseguenza» afferma Corsini.
Ma quali sono le previsioni sui prezzi? A breve termine, lo studio di Intesa Sanpaolo vede un ulteriore potenziale di ribasso tra 35 e 45 euro a MWh (ieri il Ttf ha chiuso a 43 euro/MWh). «A nostro avviso», si legge nello studio, «prezzi inferiori a 30 euro/MWh non sono coerenti con i cambiamenti strutturali avvenuti negli ultimi due anni per offerta e domanda». Nell’analisi di Corsini, la Russia ha perso definitivamente parte della sua capacità di esportazione, la domanda di gnl, aumenterà inesorabilmente grazie agli sforzi di decarbonizzazione sia nei Paesi sviluppati che in quelli emergenti. (riproduzione riservata)