Exxon Mobil, la brasiliana Petrobras e il fornitore di servizi petroliferi TechnipFmc hanno chiesto all’autorità antitrust del Brasile, il Cade, di intervenire nella fusione tra Subsea7 e Saipem. In particolare, nelle istanze presentate, visionate da Reuters che ha riportato per prima la notizia, le aziende hanno sottolineato che la fusione tra la società norvegese e quella italiana comporterebbe un livello di concentrazione nel mercato dei servizi petroliferi e del gas sottomarino tale da aumentare i costi e limitare la concorrenza.
Nella sua istanza al Cade, Petrobras ha dichiarato che l’operazione avrebbe un impatto sull’azienda, poiché si affida a questi fornitori per il proprio core business. Exxon ha affermato che l’accordo porterebbe a un’elevata concentrazione di appaltatori nel settore dei progetti Surf (Subsea Umbilicals, Risers and Flowlines), riducendo la concorrenza e la possibilità di scelta per i clienti. Mentre TechnipFmc ha detto che l’accordo limiterebbe la capacità di altri operatori di competere.
Quindi le aziende hanno chiesto al Cade di bloccare la fusione o di imporre rimedi per preservare la concorrenza in Brasile. Si ricorda che la società che nascerà dalla fusione, rinominata Saipem7, avrà un portafoglio ordini di 43 miliardi di euro, ricavi pari a 21 miliardi e utili operativi superiori a 2 miliardi. L’operazione dovrebbe essere completata nella seconda metà del 2026.
L’autorità Cade ha piena giurisdizione per valutare l’impatto della fusione sul territorio brasiliano. Può imporre dei rimedi, come la vendita di determinati asset in Brasile per preservare la concorrenza o, nel caso più estremo, negare l’autorizzazione alla transazione in Brasile.
«La notizia è negativa: anche se l’eventuale veto del Cade sarebbe tecnicamente limitato al territorio brasiliano, renderebbe molto complessa l’integrazione a livello globale, vista la rilevanza del Brasile per Subsea7 (Petrobras è uno dei principali clienti e la società è impegnata in sei progetti), e potrebbe ritardare la fusione ora attesa nella seconda metà del 2026», afferma l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, ricordando che domani, 25 settembre, si terrà l’assemblea straordinaria sia di Saipem sia di Subsea7 per l’approvazione della fusione.
Separatamente questa settimana ExxonMobil ha approvato la decisione finale d’investimento (Fid) per il progetto del giacimento Hammerhead, al largo della Guyana, segnando il suo settimo progetto nel blocco Stabroek. La decisione segue l’approvazione regolatoria e rafforza la presenza in aumento di ExxonMobil nella regione, dove attualmente produce circa 650.000 barili al giorno. La produzione è destinata ad aumentare ulteriormente con l’avvio recente della Fpso One Guyana nel giacimento Yellowtail.
Il progetto Hammerhead, dal valore di 6,8 miliardi di dollari, prevede una Fpso di medie dimensioni fornita da Modec, con una capacità di trattamento di 150.000 barili e 90 milioni di piedi cubi di gas al giorno. Comprenderà 18 pozzi di produzione e iniezione, con il primo petrolio atteso per il 2029. ExxonMobil ha sottolineato i rapidi progressi in Guyana, con sette progetti approvati in meno didieci anni dalla prima scoperta. L’investimento complessivo per i progetti Liza, Liza Deep, Payara, Yellowtail, Uaru, Whiptail e Hammerhead supera ora i 60 miliardi di dollari. Dall’inizio della produzione nel 2019, 7,8 miliardi di dollari sono stati versati nel Fondo per le risorse naturali della Guyana.
ExxonMobil si sta anche preparando per l’ottavo progetto, Longtail, per il quale si prevede la Fid all’inizio del 2026. «Crediamo che questa sia una notizia positiva per Saipem, annunciata nell’aprile 2025 ma mai entrata nella raccolta ordini, che stimiamo possa valere circa 0,5 miliardi di euro», indica Mediobanca Research. Durante il secondo trimestre del 2025, il management ha fornito un outlook ottimistico sugli ordini per la seconda metà dell’anno. In conference call, l’azienda ha sottolineato un’insolita concentrazione di potenziali aggiudicazioni nel secondo semestre rispetto al primo, riflettendo la tipica stagionalità delle Fid di fine anno, ancora più marcata nel 2025 e prevista anche nel 2026.
Saipem ha presentato offerte per 7 miliardi di euro nel primo semestre del 2025 e ha previsto che questo livello salga a 16 miliardi nel secondo. «Riteniamo che ulteriori aggiudicazioni possano essere annunciate entro fine anno, incluse potenziali opportunità in Arabia Saudita e il progetto offshore da miliardi di dollari in Qatar», prevede Mediobanca Research.
Infine, come anticipato da MF-Milano Finanza, Webuild e Saipem hanno presentato manifestazione di interesse nella procedura di composizione negoziata della società italiana di costruzioni Pizzarotti, terzo maggior general contractor italiano.
Saipem e Pizzarotti hanno collaborato insieme negli anni in numerose opere nell'alta velocità. Queste opere rientrano nella business unit Sustainable Infrastructures di Saipem, uno dei quattro business della nuova Saipem7, attività sulle quali il gruppo ha generato un buon livello di cassa e margini nel passato, fa presente Equita. Tuttavia, l’operazione avrebbe un effetto diluitivo sul margine ebitda del nuovo gruppo, avverte la Sim, oltre ad andare nella direzione opposta della potenziale focalizzazione sul business offshore E&C che vanta multipli più alti.
L’ufficio studi di Intesa Sanpaolo ha confermato il rating buy e il target price a 3,1 euro sul titolo Saipem (-2,08% a 2,395 euro in chiusura in borsa il 24 settembre). Mediobanca Research outperform con un prezzo obiettivo a 2,70 euro, lo stesso target price di Equita che, però, ha un rating hold. (riproduzione riservata)