Il fine settimana è stato di sollievo per i mercati. Il Rassemblement National di Marine Le Pen (143 seggi) si è visto negare in modo netto la maggioranza assoluta al secondo turno delle elezioni in Francia. Tuttavia il risultato forte e sorprendente per la coalizione di sinistra, Nouveau Front Populaire (182 seggi), creerà un'intricata lotta per il potere, come ha osservato Alex Everett, Investment manager di abrdn. Sarà in prima linea nei negoziati, insieme alla coalizione centrista (168 seggi) del presidente Emmanuel Macron, Ensemble. Impresa non facile.
Il partito più importante di Nfp, La France Insoumise guidato da Jean-Luc Mélenchon, di sinistra radicale, non intende governare con Macron. Due i potenziali risultati: «Il primo è una grande coalizione ampia guidata dal centro, con la partecipazione di rappresentanti della sinistra e della destra. Un risultato favorevole per i mercati», spiega Jamie Ross, portfolio manager di Janus Henderson. «Il secondo è una coalizione formata dal Nfp. Un risultato meno favorevole per i mercati. Infine, se le lotte politiche dovessero raggiungere una situazione di stallo totale, l'esito probabile sarebbe un governo tecnocratico, accolto con favore».
Intanto, con un parlamento sospeso, i mercati sono stati confortati dall’esito «meno negativo». L’indice Cac40 di Parigi ieri ha chiuso con un calo dello 0,6%. Hanno tenuto testa alle vendite il Dax (+0,07%) e il Ftse Mib (+0,17%). I titoli di Stato e gli spread non hanno sofferto: il rendimento dell’Oat francese 10 anni è giù al 3,16%, con lo spread con il Bund a 60 punti base, sopra i 55 di prima delle elezioni europee, ma sotto il picco di 82 di giugno, ai massimi dalla crisi della zona euro del 2012. Il Btp 10 anni frena al 3,8% con lo spread a 135,2.
È passato in sordina il messaggio pubblicato su X dal ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, il quale ha messo in guardia dai rischi per l'economia francese di una situazione di stallo, ma anche dall'applicazione delle misure economiche di un governo di sinistra: «La nuova situazione politica presenta tre rischi principali», ha scritto Le Maire. Il primo è quello più immediato: una crisi finanziaria e il declino economico. Il secondo «è una frattura ideologica della nazione, che porta con sé liti incessanti ed esaurimento collettivo». Il terzo, «le forze dell'Assemblea nazionale sono disperse. Le loro idee lo sono ancora di più. Abbiamo un urgente bisogno di coerenza e lucidità». Anche per garantire una stabilità il presidente Macron ha respinto le dimissioni, chiedendo a Gabriel Attal di restare nel ruolo di primo ministro.
Persino la minaccia di S&P di un nuovo taglio del rating della Francia è passata in secondo piano: «I nostri rating sovrani AA-/A-1+ sarebbero sottoposti a pressione se la crescita economica fosse significativamente al di sotto delle nostre proiezioni per un periodo prolungato o se la Francia non riuscisse a ridurre l'ampio deficit di bilancio e se i pagamenti degli interessi delle amministrazioni pubbliche, come quota delle entrate pubbliche, aumentassero oltre le nostre attuali aspettative», ha avvertito l’agenzia di rating.
Il lato positivo è che, dal punto di vista di Bruxelles (e dei mercati), «un parlamento sospeso è l’opzione migliore, poiché una coalizione di governo non minaccerebbe l'agenda politica dell'Ue. Bruxelles farà pressione su Parigi per quanto riguarda il bilancio del Paese ma, consapevole della situazione politica, potrebbe avere un percorso meno conflittuale. In questo scenario la Francia può continuare ad andare avanti e il premio per il rischio nei mercati non francesi dovrebbe diminuire», ha indicato Elliot Hentov, head of Macro Policy Research di State Street Global Advisors. (riproduzione riservata)