Nuova crisi politica in Francia. A sorpresa il giorno dopo aver presentato il suo nuovo esecutivo, il premier francese, Sébastien Lecornu, ha presentato le proprie dimissioni al presidente Emmanuel Macron, che le ha accettate, ma ha chiesto al primo ministro di condurre degli «ultimi negoziati entro mercoledì sera» con l'obiettivo di giungere a una «piattaforma di azione» per la «stabilità del Paese». Macron si è anche detto pronto ad «assumersi le proprie responsabilità» in caso di fallimento dei negoziati.
«Non si può essere primo ministro quando non ci sono le condizioni», così a caldo Lecornu, diventato il primo ministro con il mandato più breve della storia, ha spiegato il suo passo indietro. «La prima ragione» è che «questi partiti politici a volte hanno finto di non vedere il cambiamento, la profonda rottura, di non applicare l'articolo 49.3. Non c'era più alcun pretesto perché i parlamentari si rifiutassero di fare il loro lavoro», ha continuato il premier.
Poi ha puntato il dito sull'intransigenza dei partiti politici. «Ero pronto al compromesso, ma ogni partito politico voleva che l'altro adottasse il suo intero programma», ha aggiunto in un discorso da Palazzo Matignon, ritenendo che si dovrebbe «sempre scegliere il proprio Paese rispetto al proprio partito», un attacco indiretto al ministro degli Interni, Bruno Retailleau, e al Partito Repubblicano.
Nominato il 9 settembre, è stato criticato subito dai Repubblicani (Retailleau, presidente dei Republican, ha scritto su X che «non erano questi gli accordi») dopo aver svelato il 5 ottobre parte della composizione del suo governo.
Le principali novità erano Roland Lescure all'Economia e Bruno Le Maire alle Forze Armate. Tra le conferme, quella di Bruno Retailleau al ministero dell'Interno, Gerald Darmanin al ministero della Giustizia, Annie Genevard al ministero dell'Agricoltura, Catherine Vautrin al ministero del Lavoro, della Salute e della Solidarietà, Rachida Dati al ministero della Cultura e Jean-Noel Barrot al ministero per l'Europa e gli Affari Esteri.
Per la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, «l’unica decisione saggia è tornare alle urne» e lo scioglimento del Parlamento «è assolutamente necessario» e sarebbe anche «saggio», ha aggiunto, che il presidente Macron si dimettesse.
Anche il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, commentando le dimissioni del premier Lecornu, ha subito chiesto un ritorno al voto: «Non può esserci una stabilità senza un ritorno alle urne e lo scioglimento dell'Assemblea Nazionale», ha affermato, sostenendo che «il primo ministro non aveva alcun margine di manovra, è stato sicuramente Emmanuel Macron a formare questo governo, senza capire la situazione in cui ci troviamo».
Le dimissioni di Lecornu lasciano ora al presidente Macron due opzioni: nominare un nuovo premier oppure sciogliere l’Assemblea Nazionale. «Anche se Macron scegliesse la prima strada, riteniamo ormai che elezioni legislative anticipate entro la fine dell’anno siano lo scenario di base», sottolinea Saadalla Nadra-Yazji, economista di Barclays. D’altra parte «la probabilità di elezioni anticipate è aumentata in modo significativo nelle ultime ore (dal 25% al 55%, ndr). Mentre a questo stadio, continuiamo a considerare improbabili le dimissioni del presidente Macron».
Se Macron decidesse di sciogliere l’Assemblea Nazionale, l’Articolo 12 della Costituzione stabilisce che le elezioni legislative devono svolgersi non prima di 20 giorni e non oltre 40 giorni dopo lo scioglimento. «Al momento, è difficile formulare una previsione chiara sull’esito di eventuali elezioni anticipate. Tuttavia, alla luce degli ultimi sondaggi, consideriamo due gli esiti più probabili in caso di scioglimento dell’assemblea Nazionale: un altro parlamento senza maggioranza oppure un governo guidato dal Rassemblement National», sottolinea Saadalla Nadra-Yazji.
Se il presidente scegliesse di nominare un nuovo premier, affidandosi nuovamente alla stessa coalizione di minoranza che ha sostenuto i primi ministri Barnier, Bayrou e Lecornu, «si troverebbe probabilmente di fronte a ostacoli simili. Qualsiasi nuovo candidato dovrebbe ottenere il sostegno o della sinistra moderata o del RN. Non si può escludere un governo guidato dal Partito Socialista, ma riteniamo che anche in tal caso le difficoltà nel mantenersi in carica e nell’approvare un bilancio con la riduzione del deficit sarebbero altrettanto elevate», conclude l’economista di Barclays.
Immediata la reazione della borsa di Parigi che ha accelerato al ribasso per poi chiudere con l’indice Cac40 a -1,36% a 7.971,78 punti dopo essere scivolato a un minimo a quota 7.709,46 punti con tutte le banche sotto pressione: Bnp Paribas ha perso il 3,21%, Credit Agricole il 3,19% e Societe Generale il 3,76%.
Mentre l’euro ha perso circa mezzo punto percentuale rispetto al dollaro, salvo poi recuperare in chiusura delle borse europee la soglia psicologica di 1,17 dollari (-0,14%). Ma se si segue il copione delle recenti ricadute della politica francese sul mercato dei cambi, è più probabile che si tratti di un colpo una tantum all'euro piuttosto che di un fattore determinante per un deprezzamento duraturo, spiega Francesco Pesole, strategist sul forex di Ing.
Quest'ultimo scenario si verificherebbe se le vendite di Oat iniziassero a manifestarsi in modo disfunzionale e/o se vi fosse un rischio di contagio tangibile tra i titoli di Stato europei. Però la prospettiva di elezioni anticipate potrebbe frenare l'interesse degli investitori per la moneta unica, soprattutto in un mercato in cui l'euro/dollaro non dispone già di un catalizzatore convincente per spingersi verso 1,20, puntualizza Pesole. Per ora, due tagli dei tassi da parte della Federal Reserve entro fine 2025, combinati con gli effetti della stagionalità, «rimangono, a nostro avviso, in linea con un cambio euro/dollaro a 1,20, anche al netto degli eventi in Francia».
Il rendimento degli Oat 10 anni è schizzato al 3,58% per chiudere al 3,566% sopra quello del Btp di pari scadenza al 3,538%. Sulla scadenza a 30 anni, invece, il rendimento dei titoli di Stato francesi è balzato nell’intraday fino al 4,40% per poi chiudere al 4,389% e quello del Btp a 30 anni al 4,468%. Lo spread Oat/Bund si è attestato sul finale a 85 punti base, dopo un top a 88,2, in linea con quello del Btp/Bund. L’indice Ftse Mib è sceso dello 0,26% a 43.146 punti.
La sfida francese sta nell’aumentare le entrate per coprire una spesa pari al 57% del pil (quella che in Italia è al 50%). «Sul come lo decideranno i francesi, sappiamo che nell’incertezza i mercati possono essere particolarmente aggressivi nel vendere, lo spread Oat-Bund a 87 punti base questa mattina supera lo spread Btp-Bund», sottolinea Gianni Piazzoli, cio di Vontobel Wealth Management Sim. Però, «oltre un certo livello il mercato ipotizzerà l’intervento della Bce con il ricorso al Transmission Protection Instrument (TPI, lo scudo anti-spread introdotto dalla Bce nel luglio del 2022, ndr) per stabilizzare la situazione, un’ipotesi alquanto prematura ma un deterrente che da solo potrebbe frenare una deriva».
Sulla carta, il TPI prevede un’applicazione rigorosa, ma la Bce ha comunque una certa discrezionalità nell'impiego di questo strumento. «Riteniamo che verrà attivato non appena la trasmissione monetaria sarà compromessa. Il problema non è se la situazione degenererà, ma fino a che punto i policymaker saranno disposti a lasciare che le tensioni aumentino prima di intervenire sui titoli di Stato francesi: la Francia è semplicemente troppo grande e rilevante per non fare nulla», osservano Benjamin Schroeder, senior rates strategist, e Michiel Tukker, senior european rates strategist di Ing.
In caso di elezioni anticipate per Neil Mehta, BlueBay Portfolio Manager, Investment Grade, di Rbc BlueBay, lo spread dei titoli di Stato francesi potrebbe ampliarsi fino a 100 punti base rispetto ai Bund tedeschi, riflettendo l'aumento dell'incertezza e l'assenza di un percorso chiaro verso una maggioranza parlamentare.
Durante il crollo del governo Barnier nel dicembre 2024, lo spread aveva toccato livelli più vicini ai 90 punti base. «Prevediamo che gli spread subiranno una pressione sempre maggiore, con il persistere dell'incertezza sulla prospettiva di nuove elezioni, ma anche con l'aumento dei rischi estremi, come la fine anticipata della presidenza di Macron», stimano Schroeder e Tukker. «Se quest'ultima preoccupazione dovesse prendere piede, riteniamo che lo spread a 10 anni potrebbe iniziare a spingersi ben oltre i 90 punti base».
Con l'avvicinarsi della scadenza del bilancio 2026, è probabile che venga prorogato in base a una disposizione speciale, lasciando il deficit al di sopra del 5% del pil e gettando dubbi sulle prospettive fiscali della Francia. «Ciò dovrebbe mantenere elevati gli spread degli Oat rispetto ai titoli omologhi fino a quando il mercato non avrà maggior chiarezza sulla riduzione del deficit», avverte Mehta.
Stando all’aggiornamento dei conti francesi inviato all’Ue nel mese di aprile il deficit francese si collocherebbe a 155 miliardi di euro, ovvero al 5,2% del pil quest’anno dopo una prima manovra dal 5,8% del 2024. «In teoria alla Francia era concesso fino al 2029 per arrivare al deficit del 3%, finora si pensava che tale via sarebbe passata da un target intermedio (difficilissimo) del 4,7% nel 2026, ora c’è una probabilità dell’esercizio provvisorio che lascerebbe il deficit sopra il 5%», prevede Piazzoli.
Un’altra tegola sulla Francia che lo scorso 15 settembre è stata declassata dall’agenzia Fitch ad A+ da AA-. L'outlook è stabile. Anche Dbrs lo scorso mese ha declassato di un livello il rating a lungo termine della Repubblica francese portandolo da AA (alto) ad AA e modificando le prospettive da negative a stabili. Alla base della decisione c’è la convinzione che il percorso di consolidamento dei conti pubblici del Paese sarà più graduale di quanto previsto nel piano presentato a ottobre 2024, a causa dei dei problemi legati alla crescente frammentazione politica interna.
Il 24 ottobre tocca a Moody's esprimersi sul debito sovrano di Parigi (a dicembre del 2024 aveva declassato il paese ad Aa3 con outlook stabile), il 28 novembre a S&P Global (rating AA- e outlook negativo). Naturalmente le agenzie di rating sono libere di intervenire anche al di fuori delle date previste. (riproduzione riservata)