L’indice Cac 40 della borsa di Parigi ancora in rosso e spread tra titoli di Stato francesi e italiani di nuovo sotto 10 punti. La crisi politica del governo Bayrou si abbatte sui mercati europei e in particolare sulla piazza finanziaria di Parigi. La mattina del 26 agosto l’indice francese cede l’1,6%, maglia nera in Europa per il secondo giorno di fila, e trascina al ribasso le altre borse del Vecchio Continente.
Le banche zavorrano il listino: Société Générale perde il 7,5%, Crédit Agricole il 5,4% e Bnp Paribas il 4,8%. Ma soffrono anche titoli della difesa come Thales (-4%) e assicurazioni come Axa (-5%).
La tensione sul Cac 40 è iniziata dopo che il primo ministro Francois Bayrou ha deciso di chiedere la fiducia al Parlamento in un voto (previsto l’8 settembre) sulla «responsabilità del governo» e «sulla questione centrale del controllo delle nostre finanze». Il Paese ha uno dei debiti pubblici più alti d’Europa (114% del pil) e così il premier, che non ha la maggioranza alle Camere, si è portato avanti e ha messo le forze politiche al muro sulla manovra da 44 miliardi di tagli, necessari a rimettere i conti in ordine.
I partiti francesi trattano da settimane sulla legge di bilancio, senza però trovare la quadra sulle misure da inserire nel testo. Così Bayrou ha provato a forzare la mano per mettere al sicuro un Paese «sull’orlo del sovra-indebitamento», con un debito che «ogni ora aumenta di 12 milioni» e un deficit in calo nel 2025 ma comunque al 5,4% del pil (quindi oltre il 3% imposto dal Trattato di Maastricht). Il ritorno nei parametri resta lontano perché i valori dovrebbero scendere al 2,9% solo nel 2029.
Il problema è che Bayrou potrebbe non raccogliere il sostegno necessario. Il Rassemblement National di Marine Le Pen non appoggerà l’esecutivo, così come La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Il partito socialista sarà quindi l’ago della bilancia e, se si sfilerà, si aprirà una nuova crisi con possibili elezioni anticipate. Ma la Francia e il suo presidente Emmanuel Macron non possono permettersi l’ennesimo ribaltone dopo la caduta del governo di Michel Barnier nel dicembre 2024, già pagato a caro prezzo con le agenzie di rating.
Moody’s aveva subito colto la palla al balzo per declassare Parigi ad Aa3 da Aa2, scelta giustificata proprio «dai recenti sviluppi parlamentari e dalla conseguente incertezza sul miglioramento delle finanze pubbliche». Prima ancora Fitch aveva confermato il rating Aa-, ma aveva abbassato l’outlook a negativo.
Le agenzie sanno bene che, senza un esecutivo stabile, il consolidamento fiscale di cui necessita la Francia rischia di diventare un’utopia. I mercati avvertono il rischio e così lo spread tra gli Oat e i Btp decennali è tornato sotto 10 punti: 9 per l’esattezza, perché i titoli francesi rendono il 3,51% mentre quelli italiani il 3,6%. Si tratta del livello più basso dal 2005, anche se già toccato la settimana passata, e lontano anni luce dai 200 punti base che separavano Oat e Btp tre anni fa. Secco il commento sul tema del ministro dell’Economia francese, Eric Lombard: pagheremo il nostro debito più dell’Italia.
Più ottimisti gli analisti, che sembrano credere in un lieto fine. «La nostra previsione di base rimane che il bilancio 2026 sarà approvato appena il governo abbasserà le pretese, sostanzialmente una replica di quanto accaduto nel 2024 ma senza un crollo dell’esecutivo», scrive Ubs in un report. «Detto questo, un’altra crisi e la nomina di un nuovo primo ministro da parte del presidente Macron rappresentano uno scenario rischioso e potrebbero portare volatilità sui mercati. Ci aspettiamo che gli Oat sottoperformino rispetto ai bund». (riproduzione riservata)