Comincia bene il mese di settembre per l'oro che resta appena sotto il record assoluto a 3.500 dollari l'oncia di aprile, mentre i trader valutano il futuro della Federal Reserve e le incertezze sui dazi del presidente statunitense, Donald Trump, dopo che la Corte d'Appello Usa li ha dichiarati illegali (l'ultima parola spetta alla Corte Suprema). Il tutto in attesa dei dati chiave sul mercato del lavoro negli Stati Uniti previsti per venerdì 5 che potranno confermare o smentire le scommesse secondo cui la banca centrale americana riprenderà l'allentamento della politica monetaria questo mese. Il prezzo spot dell'oro è salito nell'intraday fino a 3.489,85 dollari l'oncia, il massimo da quattro mesi, dopo aver guadagnato il 2,3% la scorsa settimana. «Le crescenti preoccupazioni sull'indipendenza della Fed, dopo gli ultimi avvenimenti che hanno visto come protagonista la governatrice, Lisa Cook, si rivelano un ulteriore fattore che contribuisce al sentiment ribassista che circonda il dollaro. Oltre a questo, i nuovi rischi geopolitici derivanti dall'attacco russo all'Ucraina e dall'escalation del conflitto tra Israele e Hamas offrono ulteriore supporto all'oro, bene rifugio», ha sottolineato Carlo Vallotto, trader indipendente con esperienza pluridecennale dei mercati delle commodities. Tuttavia, le condizioni di leggero ipercomprato sui grafici a breve termine giustificano una certa cautela per i rialzisti su oro/dollaro. «Sotto il profilo tecnico, l'area dei massimi storici potrebbe innescare delle prese di beneficio, visto anche le condizioni di ipercomprato in cui si trova l'indicatore di forza relativa Rsi, frenando la corsa al rialzo dei prezzi, che potrebbero flettere intorno alla zona di 3.440/3.400 dollari l'oncia», ha precisato Vallotto. «Ma se la forza rialzista dovesse avere la meglio, nuovi massimi dell'oro potrebbero attestarsi intorno ai valori chiave di 3.540/3.560 dollari l'oncia nel breve periodo». Fa compagnia all'oro l'argento con il futures che ha guadagnato il 2,15% e supera i 40 dollari per la prima volta dal 2011 (41,59 dollari l'oncia). «L'oro, e soprattutto l'argento, hanno esteso i forti guadagni di venerdì 29 agosto», ha dichiarato Ole Hansen, strategist di Saxo Bank. L'indice Pce (personal consumption expenditures) Usa è salito dello 0,2% su base mensile e del 2,6% su base annua, in linea con le aspettative. «L'argento si sta muovendo al rialzo in risposta alle attese di tassi più bassi, anche l'offerta limitata contribuisce a mantenere il trend positivo», ha aggiunto Tim Waterer, analista di Kcm Trade. Per Vallotto si avvicina sempre più all'obiettivo di breve termine stimato a 41,80/42 dollari. (riproduzione riservata)