Unicredit ha presentato i risultati del primo trimestre 2026. La banca guidata da Andrea Orcel registra un utile netto di 3,2 miliardi, in crescita del 16,1% su base annua, sostenuto da una solida generazione organica di capitale che permette una remunerazione significativa degli azionisti. Il dato ha battuto il consensus degli analisti che si attendevano un risultato vicino ai 2,7 miliardi. È il 21° trimestre consecutivo di crescita redditizia e il miglior risultato di sempre, con performance record su tutte le principali linee, a conferma della tenuta e della scalabilità del modello.
I ricavi crescono del 5% a 6,9 miliardi, dato superiore ai 6,4 miliardi attesi dal mercato. La composizione resta equilibrata: il margine di interesse si attesta a 3,6 miliardi, sostanzialmente stabile, sostenuto da una crescita di qualità dei volumi (prestiti in aumento sia su base trimestrale sia annua) e da una gestione disciplinata della raccolta, con un pass-through dei depositi intorno al 30% (escludendo la Russia). Le commissioni e il risultato della gestione assicurativa salgono dell’8% a 2,5 miliardi, con un contributo diffuso tra le diverse aree e un’accelerazione nelle commissioni su investimenti e attività di finanziamento, rafforzate anche dall’internalizzazione delle joint venture assicurative nel ramo vita in Italia. Questa componente rappresenta ormai circa il 38% dei ricavi netti, in linea con le ambizioni di medio periodo.
A completare il quadro, i proventi da negoziazione si attestano a 476 milioni (+2,3%), mentre i dividendi raggiungono 408 milioni, più che triplicati su base annua. Il profilo complessivo dei ricavi, diversificato e meno dipendente dal margine di interesse, riduce la volatilità e rafforza la sostenibilità degli utili. Sul lato dei costi emerge un ulteriore miglioramento dell’efficienza: le spese operative scendono dell’1% a 2,3 miliardi anche grazie al contributo dell’Ai e portano il rapporto costi/ricavi al 33,4%, su livelli tra i più bassi del settore. Ne deriva una redditività elevata e in ulteriore progresso: l’utile netto raggiunge un livello record di 3,2 miliardi (+16% anno su anno), con un Rote al 25,8% (in aumento di 2,7 punti percentuali) ed un eps di 2,15 euro (+19,7%). Risultati ottenuti assorbendo la normalizzazione dei tassi, una distribuzione più uniforme delle rettifiche su crediti e la riduzione dell’esposizione alla Russia.
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Sul capitale, la generazione organica si conferma robusta: nel trimestre il Gruppo ha prodotto 2,9 miliardi, pari a 98 punti base, più che sufficienti a sostenere i 2,4 miliardi accantonati per la remunerazione degli azionisti. Il CET1 ratio si attesta al 14,2% (14,8% pro forma per il Danish Compromise), dopo aver assorbito impatti per complessivi 71 punti base, legati in larga parte agli investimenti azionari (inclusa la maggiore integrazione a patrimonio netto di Alpha Bank e un effetto temporaneo connesso anche a Commerzbank) oltre a componenti regolamentari e tecniche. Il livello resta comunque ampiamente superiore al target manageriale compreso tra il 12,5% e il 13%, preservando margini per distribuzioni e flessibilità strategica. Alla luce di risultati superiori alle attese, Unicredit alza l’obiettivo di utile 2026 ad almeno 11 miliardi e conferma i target al 2028-2030, nonostante un contesto macroeconomico più complesso. (riproduzione riservata)