Ubs, la maggiore banca svizzera che ha salvato Credit Suisse, ha chiuso il primo trimestre 2026 registrando profitti per 3,04 miliardi di dollari (+80% rispetto all’anno precedente), oltre le stime del consenso Lseg per 2,8 miliardi. Il risultato è stato trainato dalla divisione di investment banking, che ha visto i ricavi crescere del 30% circa. Il titolo, intanto, ha ceduto il 12% da inizio anno. Anche il coefficiente patrimoniale Cet 1 del colosso svizzero, un indicatore della solvibilità, è aumentato, raggiungendo il 14,7% rispetto al 14,4% del trimestre precedente.
Il gruppo, guidato dal ceo Sergio Ermotti, sta inviando segnali cauti su un possibile aumento della remunerazione agli azionisti, in un contesto di tensioni interne legate alla regolamentazione. Una proposta di legge presentata dal governo ad aprile potrebbe infatti aumentare i requisiti patrimoniali della banca di 20 miliardi di dollari. L’istituto si sta opponendo con forza mentre il testo entra nel dibattito parlamentare. La normativa, pensata per correggere le vulnerabilità emerse durante la crisi di Credit Suisse imporrebbe a Ubs di dedurre integralmente dal capitale della capogruppo quello detenuto nelle controllate estere. I vertici della banca hanno definito il pacchetto «estremo», avvertendo che potrebbe avere effetti particolarmente negativi sull’economia svizzera.
Nell’outlook, Ubs ha indicato che l’attività della clientela «resta solida» per il momento, riflettendo le aspettative di una possibile soluzione del conflitto in Medio Oriente. La banca prevede che nel secondo trimestre il margine di interesse netto nelle divisioni wealth management e personal banking rimanga «sostanzialmente stabile» rispetto al trimestre precedente. Nell’investment bank, le divisioni Global Markets e Global Banking hanno beneficiato dell’intensa attività di mercato, favorita dall’elevata volatilità e da un dollaro più debole. Anche le principali banche di Wall Street hanno registrato forti guadagni dal trading nel primo trimestre. La divisione sulla gestione patrimoniale globale ha visto i ricavi crescere dell’11%, mentre i nuovi afflussi netti sono saliti a 37,4 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente.
Ubs aveva già annunciato un programma di buyback da 3 miliardi di dollari nel 2026, precisando che l’importo potrebbe essere rivisto al rialzo in base ai risultati. Nel trimestre la banca ha riacquistato azioni per 900 milioni di dollari ed è sulla strada per raggiungere l’obiettivo entro il terzo trimestre, «con l’intenzione di fare di più entro fine anno» senza fornire precisazioni. (riproduzione riservata)