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Focus su Technoprobe

27 ottobre 2025, 07:05 Ultimo aggiornamento: 07:08

Di tecnologia avanzata Piazza Affari è piuttosto carente. Nulla a che vedere con le società dell’universo del tech americano, colossi da migliaia di miliardi di capitalizzazione di mercato. In Italia se si vuole investire nella frontiera tecnologica c’è tra i big di fatto solo Stm, la multinazionale italo-francese che opera nel comparto dei semiconduttori. Ma c’è una società di grande interesse su cui il mercato guarda con attenzione crescente. Si tratta di Technoprobe, azienda di Cernusco Lombardone in provincia di Lecco, posseduta tramite la holding T-Plus dalla famiglia Crippa e guidata dal ceo Stefano Felici. Il gruppo lavora in un business particolare che sono le schede sonda per misurare la funzionalità dei chip. E in questo si è guadagnato un ruolo di riguardo a livello globale. Technoprobe opera in una nicchia del mercato dei semiconduttori che è quella del wafer testing e in particolare nel segmento delle applicazioni logiche.

 


In questo comparto c'è un oligopolio di fatto. Technoprobe «detiene una quota di mercato del 34%, che sale al 60% in un tipo schede chiamate vertical mems», spiegava a MF-Milano Finanza Gianmarco Bonacina, analista di Banca Akros. In più «Technoprobe serve la prima fonderia a livello globale (Tsmc) e, indirettamente, i grandi designer di chip americani come Qualcomm, Nvidia e Broadcom». Ed è proprio sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale (AI) che Technoprobe sta trovando una nuova spinta del business. Significativi i dati dell’ultima semestrale del gruppo che hanno visto i ricavi salire del 35% su base annua a quota 326 milioni con la marginalità a crescita ancora maggiore. L’ebitda è salito del 75% a 106 milioni di euro con un utile netto a 34,4 milioni.

 


E le prospettive per l’intero 2025 sono confortanti. I ricavi a fine anno dovrebbero superare i 620 milioni con un margine operativo lordo vicino ai 200 milioni con un peso del 31% sul fatturato. Il gruppo però ha vissuto tre fasi borsistiche da quando si è quotato nel 2022 a un prezzo per azione di 6 euro. La prima fase fu una corsa al rialzo fino a toccare i massimi di 9,7 euro a giugno dello scorso anno. Poi un’inversione di marcia con una caduta fin sotto i 5 euro e sotto il prezzo di collocamento, durata fino all’aprile del 2025. Poi da lì un nuovo scatto in avanti fino a toccare i 9 euro dei giorni scorsi. Un trend ovviamente influenzato dalla crisi dei chip della scorsa estate. Prima della crisi globale dei semiconduttori, il gruppo produceva un margine lordo sul fatturato al 44%. Numeri fortemente scesi negli anni 2023-2024 con il margine caduto al 28% prima e al 23% nel 2024.

 


Superata la fase e sull’onda delle nuove applicazioni legate all’AI ecco che Technoprobe è tornata a veder risalire il suo passo di marcia: nei primi sei mesi di quest’anno il margine è risalito al 32% dei ricavi e il mercato si aspetta che il gruppo torni alla redditività sopra il 40% nel 2026. Nuovo slancio in borsa come si vede con l’azione che è salita dai minimi di 5 euro della primavera ai 9 di questi giorni. In più la società ha un altro atout oltre alla rinnovata profittabilità che interessa agli investitori. Technoprobe ha cassa in abbondanza con una posizione netta finanziaria positiva per 640 milioni e un patrimonio netto salito a 1,2 miliardi. Fieno in cascina per acquisizioni future senza compromettere la struttura finanziaria, dato che oltre alla cassa c’è spazio anche per indebitarsi.

 

Se i fondamentali sono solidi e ricchi il titolo ha comunque volato alto. Il gruppo capitalizza 5,8 miliardi che equivalgono a oltre 9 volte i ricavi, quasi 30 volte il margine operativo lordo e 58 volte gli utili netti attesi per fine 2025. Multipli da big tech Usa, ovviamente legati alla new wave degli sviluppi dei superchip dell’intelligenza artificiale. E di fatto sulla borsa italiana anche per il fatto che i fondi se vogliono investire in tech hanno poche alternative. E quindi la domanda non può che concentrarsi su titoli come Technoprobe. Ovvio che non è un titolo da cassettista e quindi va messo nel novero delle azioni che potrebbero registrare ulteriori salite sul listino. Ma anche discese come già avvenuto in passato. (riproduzione riservata)



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