Il miliardo di ricavi si avvicina e in modo più rapido di quanto il mercato si aspettava. E il titolo non è molto lontano dai suoi massimi di sempre. È questa in fondo, molto in sintesi, la fotografia oggi di Technogym, l’azienda di Cesena specializzata in attrezzature sportive, fondata nel lontano 1983 da Nerio Alessandri. Una società che ha mostrato nel tempo di saper crescere, magari non in modo esplosivo ma continuo e soprattutto senza accollarsi debiti. Un titolo da corsa lunga quindi, senza troppi strappi, e che può piacere a chi cerca un investimento tranquillo senza rischi eccessivi. L’azienda di attrezzi sportivi, che si è creata l’allure di marchio wellness, è quasi un unicum nel suo genere. Grandi competitor con price premium, almeno in Italia, non se ne vedono e se si vuole investire appunto in aziende legate a qualità della vita, ecco che Technogym fa al caso proprio. La società ha chiuso il bilancio dello scorso anno con ricavi per 901 milioni, quasi 100 milioni in più del 2023 quando registrò 808 milioni di fatturato. Tra l’altro con uno strappo all’insù nel quarto trimestre del 2024 con un tasso di crescita del 15% sul 12,5% del terzo trimestre, annotano gli analisti di Ubs che hanno portato il prezzo-obiettivo a 13,8 euro.
Per gli esperti del broker svizzero la corsa non dovrebbe riservare sorprese anche quest’anno con una stima di ricavi a 983 milioni per superare il miliardo nel 2026. Certo, sono stime e andranno messe alla prova della dinamica futura. In mezzo ovviamente c’è l’incognita dazi: la possibile ulteriore frenata dell’economia e dei consumi sia in Europa che, a maggior ragione, negli Usa. In effetti anche Technogym ha avuto una battuta d’arresto, come tutti, post 2 aprile, con l’annuncio della poderosa campagna protezionistica del presidente americano. Il titolo che aveva toccato i 12 euro di valore è sceso in una settimana fino a quota 10,2 euro. Per poi però, una volta ridimensionati i primi annunci sulle tariffe, assistere alla ripartenza dell’azione risalita a quota 11,38 dei giorni scorsi. Siamo vicini ai massimi degli ultimi anni per il gruppo sbarcato in borsa nel lontano 2016 a 4 euro per azione. Da allora per i cassettisti di lungo corso il guadagno sul listino è stato di oltre il 180 per cento, dividendi esclusi. Certo nella corsa lenta del titolo ci sono state cadute e resurrezioni: la primavera del Covid nel 2020 ha visto dimezzare il valore del gruppo. E poi dal 2021 una lenta discesa con un’altrettanta lenta risalita. La dinamica delle performance economiche-finanziarie tutto sommato dovrebbe fornire tranquillità al mercato.
Oggi il titolo in borsa non appare sottovalutato. Technogym che ha una capitalizzazione di mercato di oltre 2,2 miliardi, si compra oggi a oltre 21 volte i suoi utili al 2025 e 11 volte il valore dell’ev sul margine lordo. Difficile fare un confronto tra competitor essendo il business dell’azienda quasi un unicum con i suoi macchinari sofisticati per la pratica sportiva. Nerio Alessandri è stato capace di rivestire le sue «macchine» con il brand del Made in Italy e il glamour del wellness. Punti in più a livello di marketing e che consentono anche di guadagnare una posizione di premium price sulle sue attrezzature. (riproduzione riservata)