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Focus su Lvmh

20 giugno 2025, 10:00

Il titolo del lusso Lvmh, punto di riferimento della borsa di Parigi e del settore azionario europeo, sta affrontando un periodo di crisi che attraversa larga parte del settore del lusso. Un segmento uscito bene anche dal Covid, ma che oggi si trova stretto fra due spinte contrapposte. Da un lato il calo strutturale degli acquisti in Cina dovuto ad una crescita rallentata della seconda economia mondiale e ad una maggiore propensione ad acquistare marchi locali, dall’altro i dazi Usa sull’Europa. Il titolo oggi scambia a 464 euro per 230 miliardi di capitalizzazione, in calo del 27% da inizio 2025, -35% negli ultimi 12 mesi, mentre è positivo per il 15% rispetto ai livelli 2020. Dopo aver dominato per anni l’universo del lusso grazie a una forte campagna di acquisizioni e a una gestione rigorosa, il fondatore Bernard Arnault si trova oggi a fronteggiare una serie di ostacoli interni ed esterni. «Le criticità emerse nelle controllate Dior e Moët Hennessy, unite alla perdita di slancio di Louis Vuitton hanno acceso i riflettori sulla complessità del gruppo», emerge da un’analisi di Bloomberg. Non a caso, sempre più investitori e broker parlano di uno «sconto a livello di gruppo» (una sorta di sconto di holding) che penalizza il titolo Lvmh in borsa rispetto a concorrenti più focalizzati come Hermès. Hermès, infatti, viene scambiato a circa 50 volte gli utili, rispetto alle 20 volte di Lvmh. «Finché Lvmh cresceva in modo significativo, gli investitori non erano troppo preoccupati dalla struttura del gruppo, ma quando i tempi si fanno difficili, i mercati ti penalizzano con uno sconto sul conglomerato», il commento di Ariane Hayate, gestore di Edmond de Rothschild Asset Management. Il gruppo, aggiunge, dovrebbe «effettuare una revisione del portafoglio». Nell'ultimo anno, Lvmh ha venduto marchi poco come Off-White e Stella McCartney e i mercati si aspettano che continuerà i brand in portafoglio, in particolare nella divisione vini e liquori.

 


Le azioni Lvmh hanno perso quasi la metà del valore rispetto al picco dell’aprile 2023, cancellando 221 miliardi di capitalizzazione. E il titolo non rappresenta più la società più preziosa in Francia, oggi superata da Hermès, (che Arnault aveva tentato di acquisire), né uno dei primi tre gruppi in Europa. Ma il problema va oltre i numeri. Il focus ora degli analisti è come vengono gestiti gli oltre 75 marchi, una struttura definita «a costellazione» che potrebbe presto diventare oggetto di razionalizzazione strategica attraverso un'operazione di spinoff selettivo. Due i candidati principali ad un’operazione strategica sarebbero Sephora e la divisione Moët Hennessy, entrambe considerate potenzialmente non-core rispetto al cuore fashion & leather del gruppo. Sephora, colosso globale della cosmetica retail, era già stata valutata in vista di una quotazione ad Amsterdam nel 2021, mentre nel 2023 il partner Diageo aveva proposto di quotare Moët Hennessy (detiene al 34% delle quote). Entrambe le operazioni sono state congelate da Arnault, ma la crescente pressione degli investitori potrebbero rimetterle in gioco. Sephora, un asset in crescita, ha un modello di business diverso da quello delle maison del lusso: gestione retail, margini più bassi e logiche operative più vicine alla grande distribuzione che all’haute couture. Un suo spinoff potrebbe attrarre investitori con profili diversi, valorizzare meglio l’asset e alleggerire la struttura del gruppo secondo gli analisti. Anche Moët Hennessy, sotto stress per il calo delle vendite di Champagne e Cognac e la guerra commerciale tra Ue e Cina, sarebbe oggetto di valutazioni, secondo Bloomberg. Dopo l’uscita dell’amministratore delegato e l’annuncio del taglio del 13% della forza lavoro, il futuro della divisione appare incerto. Alcuni analisti suggeriscono un'operazione «fix-and-flip»: ristrutturazione, possibile fusione con un competitor, quindi quotazione. (riproduzione riservata)



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