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Focus su Intesa Sanpaolo

29 settembre 2025, 10:00 Ultimo aggiornamento: 10:05

Le valutazioni delle banche europee iniziano a sembrare un po’ tirate rispetto ai loro trend storici, ma sono ancora a buon mercato rispetto ad altri settori. E un ritorno del capitale dell’8% resta molto allettante. Senza contare che l’andamento degli utili è particolarmente solido, con revisioni al rialzo delle stime del consenso sugli utili per azione (+8% da inizio anno), revisioni, tra l’altro, spinte da fattori diversi dal margine d’interesse e dai costi, mentre altri settori europei soffrono ancora di ritocchi al ribasso delle previsioni, osserva Andrew Coombs, analista di Citi, che resta sovrappesato sul settore. Ebbene, finché questa divergenza continuerà, «ci aspettiamo che la rotazione settoriale continui. In quest’ottica, preferiamo azioni che non si sono ancora rivalutate quanto i competitor e che offrono la possibilità di registrare un miglioramento degli utili e rendimenti interessanti», precisa Coombs, soffermandosi sul costo implicito del capitale, sceso all’11-12%, leggermente al di sotto della media di lungo periodo.

 


Tuttavia, per la prima volta dalla Crisi finanziaria globale, il settore sta generando un ritorno sul capitale tangibile (Rote) superiore al costo del capitale, quindi il premio a cui tratta il comparto è in un certo senso «giustificato. Inoltre, a 9,4 volte il multiplo prezzo/utile stimato per il 2026, il settore tratta ancora con uno sconto rilevante rispetto al multiplo del mercato di 15», indica Coombs. Naturalmente negli ultimi mesi i fattori macro sono diventati ancora più rilevanti con le incertezze politiche ed economiche, e le potenziali tasse sulle banche, che restano fonte di preoccupazione, soprattutto in Francia e nel Regno Unito, ma anche in Italia. Ma l’esperto di Citi nota che la performance delle banche europee resta strettamente correlata alle revisioni delle stime del consenso sugli utili per azione. Detto questo, le banche svizzere e nordiche hanno visto revisioni modeste delle stime e hanno sottoperformato, mentre le banche spagnole hanno goduto degli upgrade più ampi e hanno sovraperformato. Nel complesso, prevede Coombs, «ci aspettiamo ancora qualche ritocco al rialzo, seppur modesto, delle stime del consenso sugli utili nel prossimo anno».

 


Analizzando banca per banca le principali top picks restano Hsbc (buy e target price a 11,2 sterline), Intesa Sanpaolo (buy e target price a 6,5 euro; +2,2% a 5,56 euro in chiusura in borsa il 26 settembre) e Natwest (buy e target price a 6,4 sterline). Viceversa, le banche meno preferite sono Deutsche Bank (sell e target price a 24,4 euro), Ubs (neutral e target price a 31,8 franchi) e Svenska Handelsbanken (neutral e target price a 119 corone svedesi). In particolare, per quanto riguarda la banca guidata da Carlo Messina, Coombs osserva che offre uno dei rendimenti più elevati tra le banche europee e che registrerà un Rote del 18,4% nel 2025. Attualmente, poi, tratta a solo 1,4 volte il multiplo prezzo/book value tangibile. «Vediamo anche un ulteriore miglioramento del margine d’interesse netto del gruppo grazie alla scadenza di 10 miliardi di euro di raccolta wholesale. La banca ha anche previsto una crescita a doppia cifra delle commissioni della gestione patrimoniale, oltre a ulteriori risparmi sui costi anche grazie alla riduzione del personale. Combinando questi fattori, le nostre stime di utile ante imposte rettificato per il 2025-2026 sono superiori del 5-8% rispetto a quelle del consenso. Intesa Sanpaolo ha, infine, confermato un payout ratio sui dividendi pari al 70% dell’utile netto e riteniamo sostenibile un programma di buyback da 2 miliardi di euro all’anno. Questo porta il rendimento complessivo», conclude Coombs, «al 9%, un livello solido». (riproduzione riservata)



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