Eni ha chiuso il primo semestre 2025 con un ebit proforma adjusted di 6,36 miliardi di euro, in calo del 23% rispetto allo stesso periodo del 2024, risentendo del calo del prezzo del Brent e dell’apprezzamento dell’euro sul dollaro. L’utile netto adjusted di competenza degli azionisti si è fermato a 2,55 miliardi di euro (-18%) e l'utile netto del gruppo a 1,715 miliardi (-8%). Il Cffo, il flusso di cassa operativo, ha raggiunto 6,19 miliardi e, seppure in calo del 21%, ha coperto gli investimenti per 3,9 miliardi e generato un free cash flow organico di 2,3 miliardi.
In rialzo le guidance per l’intero esercizio: il Cffo è ora atteso a circa 11,5 miliardi, mezzo miliardo in più rispetto alle stime precedenti, con iniziative di cassa e altre operazioni organiche per creare una liquidità attesa a tre miliardi di euro dai due miliardi precedenti, al fine di compensare la debolezza dello scenario. Dividendo previsto di 1,05 per azione (+5%) con un buyback di 1,5 miliardi di euro.
Insieme ai conti, il gruppo guidato dall’ad, Claudio Descalzi, segnala anche di aver venduto il 20% di Plenitude al fondo Ares per circa 2 miliardi sulla base di un enterprise value di oltre 12 miliardi. A livello operativo, la produzione di idrocarburi si è attestata a 1,66 milioni di barili equivalenti al giorno, in calo del 4% su base annua. Le operazioni di portafoglio, ovvero le cessioni di quote dei giacimenti, sono state compensate in parte dall’avvio di progetti in Costa d’Avorio, Messico, Norvegia e Indonesia.
Nel secondo trimestre, Eni ha registrato un EBIT rettificato di 2.681 milioni di euro, in calo del 35% rispetto al primo trimestre. L’utile netto rettificato è sceso a 1.134 miliardi (-25%) mentre la produzione di idrocarburi si è attestata a 1,668 milioni di barili equivalenti al giorno, segnando un calo del 3%.