Gli Stati Uniti saranno coinvolti nella ricostruzione di Gaza, una volta che sarà attuato completamente il piano di pace del presidente, Donald Trump. Ma anche l’Europa e l’Italia sono pronte a fare la loro parte, come la stessa premier, Giorgia Meloni, ha sottolineato: «L'Italia è pronta a contribuire alla stabilizzazione, ricostruzione e sviluppo di Gaza», ha dichiarato la presidente del Consiglio, dopo l'annuncio dell'accordo per il cessato il fuoco fra Israele e Hamas, prima fase del piano di Trump per porre fine alla guerra e consentire la ricostruzione della Striscia.
Di riflesso le azioni del settore europeo delle costruzioni e del cemento salgono nelle rispettive borse, a partire dalle italiane Buzzi (+5,06% a 49,42 euro in chiusura di seduta il 9 ottobre; +37,6% da inizio 2025) e Cementir (+9,96% a 15,46 euro; +46,6% da inizio 2025). Quest’ultima ha il 40% della sua capacità produttiva in Turchia e tempo fa il ceo, Francesco Caltagirone Junior, aveva dichiarato che la società ha un potenziale di crescita dei volumi in caso di un cessate il fuoco in Palestina, Siria o Ucraina.
Cementir, ha sottolineato di recente Banca Akros, «potrebbe beneficiare della fine delle guerre in Ucraina, Siria e nella Striscia di Gaza» poiché «gestisce quattro cementifici in Turchia, che è il Paese con la maggior sovra-capacità produttiva e la migliore posizione per servire queste aree». Buzzi, invece, ha dismesso le attività ucraine e ha stabilimenti in Polonia e Repubblica Ceca già «vicini alla piena capacità produttiva», mentre «la Germania è probabilmente troppo lontana per servire in modo redditizio la ricostruzione». Invece, ha virato al ribasso sul finale Webuild (-0,23% a 3,482 euro; +23,6% da inizio 2025)
Ma non sono da meno le francesi Saint Gobain (+0,40% a 90,14 euro in chiusura di seduta il 9 ottobre; +7% da inizio 2025 euro), Vicat (+3,5% a 61,70 euro; +69% da inizio 2025), Imerys (+1,8% a 21,98 euro, -19,7% da inizio 2025), Vinci (+1,28% a 118,45 euro; +19,11% da inizio anno); la tedesca Heidelberg Materials (+2,8% a 194,45 euro; +61,2% da inizio 2025), la brittanica Crh (+0,07% a 8.808 pence; +20,1% da inizio 2025); le svizzere Holcim (+1,8% a 66,48 franchi; +47,5% da inizio 2025), Sika (+0,09% a 173,25 franchi; -18,5% da inizio 2025), e Belimo (+1% a 800 franchi; +34,3% da inizio 2025). Hanno stonato solo Dormakaba (-0,8% a 711 franchi; +11,3% da inizio 2025) e Geberit (-0,36% a 603,40 franchi; +20,5% da inizio 2025).
Quasi tutte queste azioni hanno registrato da inizio anno rialzi a due cifre, anche per questo AlphaValue ha solo cinque rating add (su Saint Gobain, Geberit, Dormakaba, Vicat, Imerys) nel comparto e nessun buy. Invece, Citi punta (buy) su Crh, Saint Gobain e Vinci. Mentre sull’italiana Buzzi ha un rating neutral con un target price a 45 euro. (riproduzione riservata)