Dal 2011 «l'incidenza dell'economia non osservata sul pil è diminuita di 2 punti percentuali. La quota dei lavoratori irregolari è scesa di oltre un punto, al 10%. L'evasione fiscale in rapporto al prodotto si è ridotta di quasi un terzo, al 4%». Questo ha sottolineato il governatore di Banca d'Italia, Fabio Panetta, all'inaugurazione dell'Anno di Studi 2025-26 della Scuola di Polizia Economico-Finanziaria di Roma della Guardia di Finanza.
Un ruolo determinante lo ha svolto la tecnologia. Sicuramente la diffusione dei pagamenti elettronici, accelerata dalla pandemia, «ha contribuito a rafforzare la base imponibile e la tracciabilità delle transazioni». In particolare, si stima che ogni punto percentuale in più della quota di spesa digitale «sul totale delle transazioni generi quasi mezzo punto di gettito Iva aggiuntivo». Basti pensare che circa due terzi dell'aumento del gettito Iva nel 2019 - primo anno di applicazione - è attribuibile alla fatturazione elettronica.
Sono stati rilevanti anche i progressi dell'Amministrazione finanziaria, grazie all'utilizzo della tecnologia. «La dichiarazione precompilata, la registrazione telematica dei contratti, i servizi di assistenza online e la digitalizzazione delle procedure di accertamento», ha spiegato Panetta, hanno «reso più semplice e trasparente il rispetto degli obblighi fiscali e il processo di riscossione delle imposte».
Così tra il 2019 e il 2022 la quota di enti locali in grado di erogare almeno un servizio interamente online è salita dal 47 al 73% e circa il 37% dei Comuni con più di 60.000 abitanti e 18 Regioni hanno effettuato o pianificato per il triennio 2022-24 investimenti in strumenti innovativi di intelligenza artificiale o tecniche di analisi di big data.
Ecco che «i tempi medi di pagamento dei fornitori del settore pubblico si sono ridotti da oltre 40 a meno di 30 giorni, mentre quelli di aggiudicazione degli appalti si sono dimezzati, a poco più di due mesi», ha aggiunto Panetta. Anche la giustizia civile mostra progressi: le cause pendenti da oltre tre anni sono «scese a poco più di 200.000, da 600.000 di dieci anni fa, e la durata dei processi relativi a contratti - cruciale per l’attività d’impresa - si è ridotta di quasi un terzo».
Ancora ha dimensioni significative però in Italia l’economia irregolare. Secondo le stime dell’Istat, quella non osservata nel 2023 «generava un valore aggiunto pari a 218 miliardi di euro e al 10% del pil mentre il peso economico della criminalità organizzata è invece difficile da quantificare e privo di una valutazione ufficiale», ha segnalato Panetta.
Quasi la metà dell’economia non osservata è localizzata nel Nord Italia, circa un terzo nel Mezzogiorno. Se rapportata al valore aggiunto di ciascuna area, «l’incidenza è inferiore al 10% al Nord e superiore al 16 nel Mezzogiorno». Da notare inoltre che nei territori italiani «dove la criminalità organizzata è più radicata si registrano ritardi nello sviluppo, un più basso livello di occupazione e un minore dinamismo imprenditoriale. Nel medio e nel lungo periodo, essi subiscono una perdita di prodotto pro capite stimata nel 16%» ha dichiarato Panetta.
In questo quadro l’azione della Guardia di Finanza e di Bankitalia sono fondamentali. Nello specifico, a fini di antiriciclaggio la Banca d'Italia vigila su circa 1.100 intermediari, svolgendo attività di controllo a distanza e ispezioni in loco. Nel solo 2024 «sono state condotte 600 azioni di vigilanza conoscitiva e correttiva e 43 accertamenti ispettivi», ha riportato Panetta.
Il governatore ha poi acceso un faro sui rischi legati all’uso delle criptovalute per fini illegali: «Le cripto si basano su tecnologie che garantiscono un elevato grado di anonimato e operano spesso al di fuori dei canali finanziari tradizionali, in giurisdizioni extra Ue». Per di più, una parte «rilevante degli scambi avviene direttamente tra utenti (peer-to-peer)». Queste caratteristiche possono «agevolare le attività illecite o l'occultamento di operazioni legittime».
Il rischio è già visibile nei dati riportati da Panetta: nel primo semestre del 2025 oltre 4.600 casi di operazioni sospette in Italia hanno riguardato l'uso di criptoattività, laddove più della metà delle segnalazioni sono state trasmesse dai virtual asset service providers (VASP). Inoltre «le minacce cibernetiche sono in costante aumento e impongono di rafforzare continuamente i presìdi di sicurezza». Da non sottovalutare infine, conclude Panetta, il fatto che «l'uso di strumenti tecnologici così potenti e di grandi moli di dati personali comporta il rischio che vengano lesi i diritti fondamentali dei cittadini». Tutti aspetti che «il legislatore è chiamato a governare». (riproduzione riservata)