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Maurizio Leo
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Fisco, il governo pronto a cancellare la stretta su dividendi e plusvalenze

27 marzo 2026, 10:30 Ultimo aggiornamento: 10:33

Sul tavolo del consiglio dei ministri anche il primo decreto legislativo per l’attuazione della riforma del Testo unico della finanza (Tuf)

Il governo è pronto a cancellare la stretta sui dividendi e le plusvalenze introdotta con la manovra 2026. Dopo appena tre mesi l’esecutivo dovrebbe fare un’inversione a U con una norma inserita nel decreto fiscale atteso oggi, venerdì 27 marzo, sul tavolo del consiglio dei ministri.

Concretamente verrebbe rimossa la soglia (partecipazione del 5% o con un valore fiscale di 500mila euro) per beneficiare della tassazione agevolata (1,2%). In manovra il governo Meloni aveva deciso che l’accesso al regime della cosiddetta esclusione sarebbe stato limitato, a partire dal primo gennaio di quest’anno, proprio ai dividendi derivanti da partecipazioni detenute, direttamente o indirettamente tramite società controllate, superiori al 5% o con un importo maggiore di 500mila euro.

In questi casi, quindi, il 95% del dividendo sarebbe rimasto esente dalla tassazione: solo il 5% avrebbe concorso al reddito Ires, determinando quindi un aggravio fiscale effettivo dell’1,2%. Sotto la soglia, invece, sarebbe scattata la tassazione piena. Lo stesso schema anche per le plusvalenze che derivano dalla cessione di partecipazioni societarie.

Questo nuovo meccanismo è in vigore dal primo gennaio ma la sua applicazione si sta rivelando complicata. I problemi riscontrati sono diversi. Per esempio, c’è il disallineamento tra il regime fiscale agevolato e la vendita di partecipazioni che generano minusvalenze. E poi ci sono questioni non proprio chiarite: un soggetto che compra una partecipazione del 6% e poi vende il 2%, passando quindi al 4% (sotto la soglia dell’esenzione) può beneficiare ancora del regime agevolato?

Il governo ha quindi deciso di tornare sui suoi passi e abolire la stretta su dividendi e plusvalenze, per di più, con uno stop retroattivo, al primo gennaio. Rinunciando, però, così a un incasso di 124,2 milioni in tre anni.

Slitta la tassa sui piccoli pacchi

Il decreto fiscale farà anche slittare, al 30 giugno, l’introduzione della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi, per un valore fino a 150 euro, in arrivo dai Paesi extra europei.

Nel provvedimento ci sarà anche l’eliminazione dei paletti all’iperammortamento per le imprese: la maxi-agevolazione fiscale sarà concessa per i beni (macchinari e tecnologie) acquistati in tutto il mondo, non solo in Europa - o in Stati aderenti allo Spazio economico europeo -, come era stato invece stabilito sempre con la legge di bilancio. Il governo risponde così a una richiesta avanzata dal mondo delle imprese.

Sempre per il sistema produttivo italiano, è in via di perfezionamento una super premialità per incentivare le imprese ad aderire al regime dell’adempimento collaborativo. Arriverà, di fatto, uno scudo per regolarizzare il pregresso, versando tutte le imposte dovute,ma senza sanzioni e interessi.

Non dovrebbero essere invece inseriti nel decreto fiscale nuovi potenziali interventi sui carburanti: «Stiamo valutando ma non penso» arriveranno nel Consiglio dei ministri odierno, ha spiegato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo.

Il primo decreto di riforma del Tuf

Sul tavolo del cdm arriverà, al fotofinish, anche il primo decreto legislativo per l’attuazione della riforma del Testo unico della finanza (Tuf). All’ultimo giorno utile, i ministri dovrebbero dare l’ok al provvedimento che introduce una serie di modifiche rilevanti per le società quotate, con l’obiettivo di rendere il mercato italiano più competitivo e attrattivo, senza trascurare le tutele per gli azionisti di minoranza.

Tra le novità più discusse, c’è l’intervento sugli incarichi incrociati nei cda (interlocking). La riforma elimina il divieto introdotto a suo tempo dal governo Monti che impediva a amministratori e consiglieri d’amministrazione di ricoprire ruoli in società concorrenti nei settori bancario, finanziario e assicurativo. Una scelta che punta a semplificare le regole e rendere più fluido il funzionamento dei vertici aziendali. Ma che per l’opposizione rappresenta scelta «grave e pericolosa» che non tutela il pubblico risparmio.

Al contrario, il decreto reintroduce un altro obbligo: quello in capo alle quotate che prevede la pubblicazione, sui quotidiani, di informazioni regolamentate e avvisi societari. Una boccata d’ossigeno per un settore, quello dell’editoria, in cronica difficoltà.

L’ottica di ridurre gli oneri per le società torna nel decreto anche con la revisione del voto plurimo, che viene ampliato per consentire alle imprese maggiore libertà nella struttura del capitale. La misura punta a favorire la permanenza e la quotazione delle società in Italia, rafforzando il controllo degli azionisti stabili anche dopo l’ingresso in borsa.

Ma arrivano anche dei correttivi per operazioni straordinarie come la cessione di società: in questi casi, vengono rafforzati i meccanismi di controllo e trasparenza, con l’obiettivo di garantire maggiore protezione per i soci di minoranza. Sul fronte delle assemblee, si riducono i vincoli per le minoranze cosiddette «disturbatrici», abbassando le soglie necessarie (dall'1 per mille del capitale allo 0,5 per mille) per intervenire e incidere sulle decisioni. (riproduzione riservata)



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