Fineco Asset Management entra nel private equity e amplia l’offerta con il lancio di nuovi etf attivi. La sgr controllata dalla banca guidata dal ceo Alessandro Foti si è alleata con il gestore americano Neuberger Berman per crescere nel mondo private. Il progetto dovrebbe partire entro novembre e prevede che gli statunitensi, oltre a essere co-investitori, si occupino della selezione delle aziende non quotate su cui puntare: saranno mid e large cap con un fatturato minimo di circa 500 milioni. Finché queste società non saranno individuate, Fineco Am (40 miliardi di masse in totale) gestirà la liquidità consegnata dai clienti per farla fruttare e tamponare così l’impatto dei costi delle commissioni.
Ci sono poi una serie di altre regole d’ingaggio. L’obiettivo è diversificare gli investimenti, quindi il numero delle aziende (80-90) sarà più alto rispetto a un comune fondo di private equity. La sgr guidata dall’ad Fabio Melisso ha anche chiesto a Neuberger Berman di non avere un’esposizione eccessiva sugli Usa e di coinvolgere l’Europa, mentre tra i settori il tech avrà un peso preponderante con circa il 20%. Per i clienti, invece, il ticket minimo sarà di 10 mila euro con commissioni di gestione massime di 250 punti base e senza performance fee. L’investimento avrà un orizzonte temporale in linea con il settore (7-10 anni), ma con ritorni attesi sufficienti per giustificare la pazienza, cioè tra il 15 e il 20%.
Oltre al private equity, la sgr sta ampliando l’offerta di etf attivi che, a differenza dei passivi, non si limitano a replicare l’andamento di un indice. Il gruppo Fineco è stato il primo nel Paese a emettere questi strumenti e ha iniziato ad aprile con un etf attivo che consente di investire sull’S&P 500. Entro fine anno ne arriveranno dei nuovi, costruiti sempre in casa, e incentrati sul tema della longevità. «Si tratta di prodotti che tengono conto dell’allungamento delle aspettative di vita», racconta il ceo Melisso. «Di solito i clienti si limitano a pianificare fino alla pensione, ma ora questo step è diventato intermedio, non finale. Dopo la conclusione dell’età lavorativa, restano almeno altri 10-15 anni da vivere a pieno. Quindi è necessario progettare in anticipo per mantenere lo stesso tenore di vita». (riproduzione riservata)