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Fiducia di consumatori e imprese in calo per il terzo mese di fila in Italia
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Fiducia di consumatori e imprese in calo per il terzo mese di fila in Italia

di Andrea Baiocco
25 marzo 2022, 14:10

L'indice del clima di fiducia dei consumatori passa a marzo da 112,4 a 100,8, il valore più basso da gennaio 2021. Flessione più contenuta per la fiducia delle imprese, da 107,9 a 105,4. Le cause? Il deterioramento delle aspettative sulla situazione economica e su quella personale, il carovita e il caro bollette, l'aumento delle attese sulla disoccupazione e il contesto internazionale incerto

Peggiora ancora il clima di fiducia di consumatori e imprese in Italia. Per il mese di marzo l'Istat stima una decisa diminuzione dell'indice del clima di fiducia dei consumatori, che passa da 112,4 a 100,8. L'indice scende "marcatamente" raggiungendo il valore più basso da gennaio 2021. Flessione più contenuta, invece, per l'indice del clima di fiducia delle imprese che passa da 107,9 a 105,4.

Il ridimensionamento così accentuato dell'indice di fiducia dei consumatori è essenzialmente dovuto al forte deterioramento delle aspettative sia sulla situazione economica del paese sia su quella personale, nonché a un aumento delle attese sulla disoccupazione. In deciso peggioramento risultano anche i giudizi sull'opportunità all'acquisto di beni durevoli. Tutte le componenti dell'indice di fiducia dei consumatori sono in calo seppur con intensità diverse: il clima economico e quello futuro cadono, rispettivamente, da 129,4 a 98,2 e da 116,6 a 93,5; il clima personale da 106,8 a 101,7 e quello corrente da 109,6 a 105,7.

Quanto alle imprese, tutti i comparti indagati registrano una diminuzione dell'indice di fiducia ad eccezione di quello delle costruzioni. Più in dettaglio, l'indice di fiducia diminuisce nel comparto manifatturiero (da 112,9 a 110,3), nei servizi di mercato (da 100,4 a 99,0) e nel commercio al dettaglio (da 104,5 a 99,9). In controtendenza, nelle costruzioni l'indice sale da 159,7 a 160,1, sulla spinta del bonus 110% ormai a pieno regime. Analizzando le componenti degli indici di fiducia emerge che nella manifattura peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione in presenza di una stabilità delle scorte di magazzino; per quanto attiene le costruzioni, migliorano i giudizi sugli ordini mentre si registra un peggioramento per le attese sull'occupazione.

Infine, nei servizi di mercato e nel commercio al dettaglio tutte le componenti si deteriorano ad eccezione dei giudizi sulle scorte nel commercio. In relazione alle domande sulle esportazioni rivolte alle imprese manifatturiere trimestralmente, si stima un aumento del numero di imprese che segnala ostacoli all'attività di esportazione (la relativa percentuale passa dal 44,5% del quarto trimestre 2021 al 53,5%). In particolare, cresce fortemente (dall'8,2 al 24,8%) la quota di imprese che evidenzia "altri motivi" tra i principali ostacoli che condizionano l'export.

"Dopo i dati negativi di gennaio e febbraio, anche a marzo la fiducia delle famiglie crolla, facendo segnare il terzo calo consecutivo", spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. "L'emergenza bollette, i prezzi al dettaglio in forte crescita e lo scoppio della guerra in Ucraina hanno letteralmente affossato le aspettative dei consumatori e le misure adottate dal governo nelle ultime settimane non sono bastate a infondere ottimismo. Il vero pericolo ora è rappresentato dai consumi, perché in un contesto di scarsa fiducia e di prezzi e tariffe in costante crescita le famiglie saranno portate inevitabilmente a ridurre la spesa e rimandare gli acquisti, con enormi danni per l'economia nazionale".

Fa eco a Rienzi Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori, aggiungendo che "era ovvio che la guerra avrebbe aggravato una situazione già compromessa, facendo crollare la fiducia degli italiani che ora vedono il futuro con apprensione e timore". Secondo i consumatori il governo deve intervenire nuovamente sui rincari di luce e gas prima dell'aggiornamento trimestrale delle bollette previsto per il 29 marzo. Non basta, infatti, contenere gli aumenti, ma bisogna restituire ai consumatori il maltolto, ossia quello che hanno pagato in più negli scorsi trimestri come differenza tra la tariffa regolata da Arera e il costo effettivo sostenuto dai venditori che avevano sottoscritto, in precedenza, contratti a prezzi bloccati.

Anche per Confcommercio il deterioramento del clima di fiducia delle famiglie e delle imprese nel mese di marzo "era prevedibile, ma non con l'intensità con cui si è manifestato. Per i consumatori, si tratta di un'erosione totale del miglioramento del sentiment faticosamente conquistato dopo la fase peggiore della pandemia". Questo brusco ridimensionamento produrrà "inevitabilmente un'ulteriore frenata nel processo di recupero del livello dei consumi. Tale tendenza potrebbe coinvolgere in misura più significativa i beni durevoli e più in generale gli acquisti di beni e servizi considerati meno necessari, in perfetta coerenza con i riflessi della crescita dei costi delle spese obbligate".

Più contenuto, ma non meno preoccupante, secondo Confcommercio, "è il calo della fiducia delle imprese, su cui pesa, in modo più diretto, l'evoluzione del quadro internazionale. In questo contesto vi sono anche segnali positivi come la ripresa della fiducia degli operatori turistici, legata al venir meno di molte restrizioni. Anche in questo caso i prossimi mesi rappresentano un test per verificare se l’inversione di tendenza ha basi solide o si esaurirà rapidamente". (riproduzione riservata)



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