Il ciclo di lancio della nuova generazione di modelli Ferrari rischia di incidere più del previsto sui conti del prossimo anno. È quanto emerge da un report di Jefferies, che rivede al ribasso le proprie stime sul Cavallino per incorporare una fase di rallentamento delle consegne e un aumento degli ammortamenti legati all’accelerazione dei programmi industriali.
Anche in scia al giudizio di Jefferies il titolo della casa di Maranello ha aperto in negativo ed è arrivato a perdere anche il 3% a Piazza Affari nella seduta di mercoledì 10 dicembre.
Secondo la banca d’affari, le prospettive per il triennio 2026-2028 sono meno brillanti rispetto alle precedenti attese. Jefferies prevede ora un profilo delle consegne più prudente: le spedizioni di vetture e ricambi dovrebbero diminuire lievemente nel 2026, recuperare marginalmente nel 2027 e mostrare una progressione più moderata nel 2028 rispetto alle stime di consenso. Anche la dinamica dei prezzi medi, pur restando sostenuta, si mantiene inferiore alle aspettative del mercato, con incrementi che oscillano tra il 4% e il 6% nei prossimi tre esercizi.
Al tempo stesso, la redditività operativa dovrebbe subire una pressione temporanea, con un margine ebit che, dopo il 29,4% atteso per il 2025, potrebbe attestarsi intorno al 29,1% nel 2026 e salire solo gradualmente negli anni successivi, restando comunque sotto i livelli ipotizzati dagli analisti concorrenti.
La revisione delle stime è legata soprattutto al ritmo dei ramp-up. Gli analisti sottolineano che Ferrari stessa, nelle ultime settimane, ha riconosciuto come l’accelerazione dei nuovi programmi produttivi non sia automaticamente favorevole ai volumi nel breve periodo, con il rischio di un maggiore sbilanciamento della performance 2026 verso la seconda metà dell’anno. Il modello F80, per esempio, dopo le prime nove unità previste nel quarto trimestre 2025, dovrebbe vedere una progressione di consegne molto graduale, con 180 vetture nel 2026, 300 nel 2027 e 330 nel 2028.
Jefferies osserva inoltre che la Casa di Maranello rimane attenta alla gestione dei valori residui nei mercati più sensibili, come il Regno Unito, mentre ritiene più contenute le criticità negli Stati Uniti. Non sarebbe comunque la prima volta che Ferrari interviene per raffreddare e riequilibrare alcuni mercati: era accaduto in Germania tra il 2012 e il 2015 e nel Medio Oriente tra il 2015 e il 2019.
L’attenzione del mercato si concentra soprattutto sulla traiettoria dei volumi, perché il Cavallino arriva da un triennio particolarmente forte. Prima del Covid, Ferrari consegnava in media poco più di 9.200 auto all’anno; tra il 2021 e il 2024 la media è salita a quasi 12.950 unità. Lo stesso vale per i prezzi medi, che nel 2025 sono attesi attorno ai 457 mila euro contro i 289 mila del 2019.
Una crescita così significativa ha ampliato la base ricavi ma rende ora più complessa la gestione della transizione verso i nuovi modelli, in un contesto macro più incerto e con il mercato molto attento a qualsiasi segnale di rallentamento.
Jefferies stima ora un utile per azione (eps) di 9,32 euro per il 2026 e 10,32 euro per il 2027, valori nettamente inferiori al consenso che si attende, rispettivamente, 10,05 e 10,8 euro per azione. Per il 2025, invece, le previsioni restano pressoché invariate, con consegne in calo del 5,1%, prezzi medi di vendita in aumento del 4% e un ebit di 2,086 miliardi, in linea con il mercato e leggermente sopra la guidance della società.
In questo contesto di aspettative più caute, la banca mantiene il rating hold ma rivede il prezzo obiettivo a 310 euro, contro i 345 indicati in precedenza. Secondo il nuovo modello, la valutazione di Ferrari scende a un multiplo p/e di 33,3 volte sugli utili 2026 e di 30 volte sui profitti previsti per il 2027.
Si tratta, comunque, di livelli elevati e Jefferies ritiene che non saranno sufficienti, almeno nel breve, ad attirare nuovi investitori, visto che il tema delle revisioni sugli utili resterà probabilmente un freno nei prossimi mesi. (riproduzione riservata)