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Ferrari, analisti divisi sul futuro in borsa dopo il crollo sul piano al 2030: ecco quanto può valere il titolo

10 ottobre 2025, 13:10 Ultimo aggiornamento: 13:20

Il piano al 2030 ricalibra le ambizioni del Cavallino: crescita graduale, focus sulla redditività e prudenza sui volumi. Le case d’investimento si spaccano sul valore della casa di Maranello in borsa | Ferrari svela i dettagli della prima auto elettrica. E alza le stime 2025 ma crolla in borsa sul piano 2030: -15,4%

Dopo il tonfo della vigilia a Piazza Affari con crollo del 15,4%, Ferrari tenta un timido rimbalzo nella seduta di venerdì 10: il titolo segna un +1% a 354 euro nel giorno successivo alla presentazione del nuovo piano industriale al 2030. Un piano che, pur coerente con le ambizioni di lungo periodo del Cavallino, ha lasciato il mercato con più dubbi che certezze.

La nuova rotta delineata da Benedetto Vigna, amministratore delegato del gruppo, e da tutto il team Ferrari insieme al cfo Antonio Picca Piccon prevede una crescita più graduale rispetto alle aspettative del consensus. Le guidance al 2030 indicano infatti ricavi attesi a circa 9 miliardi di euro, in crescita del 5% medio annuo, e un margine ebitda superiore al 40%, ma inferiori di oltre il 10% rispetto alle stime di mercato.

Se il messaggio di Vigna è stato di «continuità e realismo», la reazione degli analisti è divisa tra chi parla di «prudenza eccessiva» e chi intravede un «riallineamento salutare» dopo mesi di valutazioni troppo ottimistiche.

Equita: coerenza, ma consensus dovrà tagliare le attese double digit

Per Equita, che conferma il rating hold e un target price a 380 euro, il nuovo piano non sorprende ma impone un ridimensionamento delle aspettative del mercato. Le stime al 2030, scrive la sim milanese, sono inferiori alle attese di consensus del 10-15% su tutte le principali metriche: sales (-10%), ebitda (-14%), eps (-15%) e free cash flow cumulato (-18%). Ma sono anche perfettamente in linea con le previsioni già incorporate dal team di analisti di Equita. E il piano, definito da Vigna «equally ambitious» rispetto a quello 2022-2026, resta, secondo Equita, un «floor ragionevole» su cui costruire ulteriori miglioramenti.

«Riteniamo che l’equity story resti inalterata», si legge nella nota di commento al piano, «ma il necessario riallineamento del consensus eccessivamente ottimista, soprattutto da parte di chi si aspettava un balzo della redditività già dal 2026 con la nuova F80, potrà continuare a pesare sul titolo nel breve periodo».

Il motore termico resterà protagonista in Ferrari

Equita evidenzia inoltre che il nuovo mix prodotto, con modelli di gamma all’85% e serie speciali al 10%, comporterà margini inferiori rispetto ai trimestri più recenti, dove la personalizzazione aveva raggiunto il 20% dei ricavi. Sul fronte tecnologico, le prime anticipazioni del primo modello elettrico «Elettrica» hanno mostrato la volontà di mantenere un controllo interno sulla componentistica (batterie, e-axle, sospensioni attive), ma senza ancora chiarire se i margini saranno superiori o inferiori alla media. Ferrari ha inoltre ridotto la quota di veicoli Bev attesi al 2030 dal 40% al 20%, lasciando il motore termico ancora protagonista.

Banca Akros: crescita più bassa, multipli più bassi

Più dura la lettura da parte di Banca Akros, che ha tagliato il target price da 440 a 350 euro e ha abbassato la raccomandazione da accumulate a neutral. Il giudizio sintetico degli analisti milanesi è chiaro: «Lower growth = lower multiple». Ferrari, spiegano, ha deluso con target 2030 «ben al di sotto delle stime nostre e del consensus», in particolare per l’eps, inferiore di circa il 20%. Il nuovo piano implica una crescita media annua dell’eps di appena il 5,5% nel periodo 2025-2030, contro il 13% previsto nel piano 2022-2026 e il 18% effettivamente realizzato nel periodo 2019-2024. «Apprezziamo», aggiunge Akros, «l’aumento della remunerazione per gli azionisti, ma questo non può essere il principale driver per un titolo di crescita come Ferrari».

Jefferies: la correzione rispetto ai peer di lusso è ormai eccessiva

In una nota Jefferies invita invece a «smorzare il lamento». Nel suo report dal titolo eloquente «Stopping the Whining…», la società sottolinea che la correzione del titolo Ferrari rispetto ai peer del lusso ha ormai raggiunto il 50% negli ultimi sei mesi, e che uno scarto simile «inizia a sembrare eccessivo». Gli analisti riconoscono che il piano 2030 è «conservativo», ma aggiungono che il mercato potrebbe aver esagerato nella reazione negativa.

L’eps atteso di 11,5 euro è del 28% inferiore rispetto alle stime medie, ma Jefferies fa notare che anche il piano 2022-2026 partiva da ipotesi prudenti, poi battute con largo anticipo. Gli analisti evidenziano inoltre il carattere «pragmatico» della scelta di ridurre la quota di elettrico dal 40% al 20%, lasciando spazio a una componente termica che rappresenterà ancora il 40% della gamma nel 2030.

Hsbc: prudenza eccessiva, ma il modello resta intatto

In linea con una lettura più ottimista, Hsbc mantiene la raccomandazione buy su Ferrari pur tagliando il target price da 470 a 415 euro. «Il piano 2030 è conservativo», riconosce la banca britannica, «ma riflette lo stile gestionale di Ferrari, non un indebolimento dei fondamentali». Secondo questi analisti, la crescita dei clienti ultra-high net worth continua a superare quella dei volumi prodotti, sostenendo il pricing power del brand. «Ferrari preferisce mostrare prudenza per preservare la narrativa della scarsità, che resta la chiave del suo posizionamento».

Anche Hsbc stima una crescita dell’eps del 5% annuo nel periodo 2025-2030, ma sottolinea come «la domanda superi ancora l’offerta e il modello di business rimanga immutato». Il taglio del target price riflette quindi un aggiustamento del discounted cash flow legato alle stime post-2027, ma il potenziale di upside resta significativo: +17% rispetto ai prezzi attuali.

Oddo Bhf: obiettivi prudenti, ma come sempre saranno superati

Un altro commento post piano è arrivato da Oddo Bhf, che conferma il rating outperform ma riduce il target price da 470 a 430 euro. La società riconosce che le nuove guidance sono «circa il 10% inferiori al consensus», ma le interpreta come parte del consueto approccio prudente da parte della casa di Maranello: «Come già accaduto in passato, riteniamo che questi target verranno superati, forse già prima del 2030».

Oddo ha però rivisto le proprie stime su ebit e crescita a lungo termine (-4% per il 2026-27 e -8% per il 2030), riflettendo un ciclo prodotto più moderato rispetto al previsto. (riproduzione riservata)



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