La Fed inizierà oggi il ciclo di tagli dei tassi che da luglio 2023 sono nella forchetta 5,25-5,5%, al livello massimo da 23 anni. L’incertezza è solo sull’entità della manovra: 25 o 50 punti base. Nelle ultime ore i mercati hanno stimato al 60% la probabilità di una maxi-riduzione: la percentuale è in crescita rispetto a quella dei giorni scorsi. «Sarei scioccato se la Fed non abbassasse i tassi dello 0,5%», ha detto ieri a Bloomberg uno degli economisti più ascoltati di Wall Street, Ed Hyman di Evercore Isi. Gli operatori monetari scommettono su tagli per 115 punti base entro fine anno e 240 entro fine 2025.
Se si realizzeranno le previsioni dei mercati, la Fed ridurrà i tassi più velocemente della Bce. Ieri l’euro è salito fino a 1,114 dollari prima di scendere a 1,112 in seguito ai dati usciti sulle vendite al dettaglio negli Usa che hanno mostrato segnali migliori delle attese sulla crescita. Un taglio Fed dello 0,50% potrebbe mettere pressione sulla Bce per una riduzione dei tassi a ottobre, una mossa al momento considerata poco probabile dagli operatori. Le borse europee ieri hanno chiuso in lieve rialzo. L’indice S&P 500 nel corso della seduta ha toccato il massimo storico.
Una riduzione dello 0,5% permetterebbe di abbassare i rischi di una caduta del mercato del lavoro. La banca centrale americana inoltre ridurrebbe così le probabilità di lasciarsi sfuggire proprio all’ultimo il soft landing dopo la stretta record sui tassi. «L’eredità del presidente Fed Jerome Powell dipende dal fatto che riesca a effettuare un atterraggio morbido dopo aver aspettato troppo tardi per alzare i tassi nel 2021», ha osservato Diane Swonk, capoeconomista di Kpmg Us. «La finestra per questo scenario si sta restringendo».
Il maxi-taglio tuttavia potrebbe anche avere controindicazioni. Gli operatori potrebbero leggere nella riduzione dei tassi di 50 punti base un segnale negativo sulla salute dell’economia aumentando (anche in modo eccessivo) le attese sui tagli futuri, per esempio anticipando una serie di tagli da 50 punti base. Se così fosse, i tassi di mercato potrebbero scendere in modo rilevante e la Fed avrebbe vita più dura nel riportare l’inflazione definitivamente al 2% (ad agosto è arrivata al 2,5%). Molti economisti puntano così su un taglio standard da 25 punti base, anche se nessuno esclude un allentamento doppio. C’è un altro fattore importante da considerare: quella di oggi sarà l’ultima riunione Fed prima delle elezioni presidenziali di novembre. Donald Trump ha già messo in guardia i banchieri centrali Usa: «Sanno che non devono tagliare».
Secondo i dati comunicati ieri, le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono aumentate dello 0,1% ad agosto, oltre le attese degli economisti di un calo dello 0,2%. La produzione industriale è cresciuta dello 0,8% su base mensile ad agosto, con un aumento superiore alle previsioni.
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