I falchi Bce aprono al taglio dei tassi nella riunione del 12 settembre, anche se l’ok sarà legato alla conferma delle buone notizie sull’inflazione e a una comunicazione prudente sulle manovre da ottobre in poi. Il governatore olandese Klaas Knot ha detto a Rotterdam che «finché il calo dell’inflazione proseguirà verso un ritorno al 2% alla fine del 2025 o prima di tale data, mi sento a mio agio nel togliere gradualmente il piede dal freno monetario», ha detto ieri Knot. «Dovrò aspettare di avere a disposizione tutti i dati e le informazioni necessarie per decidere se il taglio a settembre è appropriato. E sarà lo stesso a ottobre, dicembre e in seguito», ha aggiunto. Nelle scorse settimane Knot aveva espresso una preferenza per tagli ogni tre mesi, in corrispondenza delle proiezioni macroeconomiche.
Il dato sull’inflazione nell’Eurozona ad agosto sarà pubblicato venerdì. Gli analisti si aspettano un’ulteriore discesa attorno al 2,2%, dal 2,6% di luglio, anche a causa di effetti base. Il valore del carovita sarebbe così a un passo dall’obiettivo del 2%.
Secondo gli economisti potrebbe essere più lieve il calo ad agosto dell’inflazione core, cioè al netto di energia e cibo (che dovrebbe scendere di poco rispetto al 2,9% di luglio) e di quella nei servizi (che dovrebbe restare attorno al 4%).
Questi valori potrebbero attirare le preoccupazioni dei falchi, anche se di solito inflazione core e servizi sono più lenti ad adeguarsi ai dati dell’inflazione complessiva. Una notizia positiva è stata la frenata nel secondo trimestre dei salari negoziati (altro ambito spesso sotto la lente dei governatori nordici).
Nella riunione del 12 settembre saranno decisive anche le nuove proiezioni macro che, secondo le attese, dovrebbero confermare il trend sull’inflazione e mostrare invece un nuovo taglio delle previsioni di crescita.
In tal senso, l’istituto di statistica tedesco ha pubblicato ieri il dettaglio dei dati sul pil della Germania nel secondo trimestre (-0,1%): è emerso un calo del 2,2% degli investimenti e dello 0,2% dei consumi privati, mentre è salita dell’1% la spesa governativa.
«Con una crescita deludente nel secondo trimestre e quasi tutti gli indicatori del clima di fiducia che puntano verso il basso, l’economia tedesca è tornata al punto in cui era un anno fa: bloccata nella stagnazione come fanalino di coda della crescita dell’intera zona euro», ha rilevato Ing.
«La Germania sta entrando sempre più in crisi», aveva osservato Clemens Fuest, presidente dell’Ifo Institute, dopo l’ultimo dato sulla fiducia delle imprese tedesche, che aveva mostrato un calo nella manifattura e anche nei servizi. Inoltre le aziende si sono dichiarate molto meno soddisfatte per l’attuale situazione economica, con aspettative scese al livello più basso da febbraio.
I mercati vedono ormai al 100% una riduzione dei tassi a settembre e al 50% un ulteriore intervento a ottobre. In totale l’attesa è di un calo dei tassi di 65 punti base entro fine anno (quindi due-tre tagli di 25 punti base) e 130 punti base (quindi circa cinque tagli) entro metà 2025. Per il governatore portoghese Mario Centeno, che ha evidenziato l’indebolimento del mercato del lavoro, «il percorso dei tassi nell’Eurozona sembra relativamente chiaro».
Knot si è soffermato ieri anche sui deficit dei governi: «Vediamo che un’inadeguata posizione fiscale può ostacolare l’efficacia della politica monetaria», ha detto. «Una politica fiscale più restrittiva sarebbe stata auspicabile». Un riferimento probabilmente alle politiche soprattutto di Italia e Francia. Per Knot il nuovo Patto di Stabilità «dovrà dimostrare immediatamente la sua efficacia». Anche la presidente Bce Christine Lagarde aveva invitato i governi a misure prudenti dopo l’ultimo consiglio direttivo. (riproduzione riservata)