«L’inflazione sta rapidamente diminuendo e i rischi per la stabilità dei prezzi si sono ridimensionati». Di conseguenza «se la politica monetaria tardasse troppo ad accompagnare la disinflazione in atto potrebbero emergere rischi al ribasso per l’inflazione» che «contrasterebbero con la natura simmetrica dell’obiettivo stabilito dal consiglio della Bce». Lo ha sottolineato Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, al convegno Assiom Forex di Genova.
La disinflazione secondo Panetta è «in fase avanzata» e il cammino cammino verso l’obiettivo del 2% prosegue «con speditezza». Perciò «si sta rapidamente avvicinando il momento di un’inversione di rotta nell’orientamento della politica monetaria». Le proiezioni macro Bce di marzo offriranno per il governatore «utili elementi» per valutare le prossime azioni di politica monetaria.
Lo sguardo sulle riduzioni dei tassi non dovrà essere solo di breve termine: «Sarà opportuno vagliare non solo la prima mossa, ma anche le diverse opzioni per l’intero sentiero di normalizzazione monetaria». In particolare «andranno soppesati benefici e controindicazioni di un taglio dei tassi tempestivo e graduale rispetto a un allentamento tardivo e aggressivo, che potrebbe accrescere la volatilità dei mercati finanziari e dell’attività economica».
Nell’Eurozona finora non c’è stata una profonda recessione ma secondo Panetta «è cruciale che le prossime decisioni siano coerenti con il quadro macroeconomico». In tal senso il governatore ha criticato l’approccio di alcuni membri del consiglio Bce che si sono sbilanciati in previsioni sulla tempistica del taglio dei tassi. «Nell’attuale contesto di incertezza ogni congettura sul momento in cui avviare l’allentamento monetario è un esercizio sterile, oltre che irrispettoso della collegialità del consiglio della Bce».
Panetta ha preferito concentrarsi sulle «condizioni necessarie per avviare un allentamento monetario evitando rischi per la stabilità dei prezzi e inutili danni all’economia reale». Così il governatore ha evidenziato il calo dell’inflazione, scesa dal 10,6% di ottobre 2022 al 2,8% di gennaio. I dati su base trimestrale mostrano flessioni ancora più significative. Le aspettative di inflazione sono ancorate al 2%. Inoltre gli effetti della stretta monetaria «si stanno rivelando più forti» dell’esperienza storica e di quanto stimato dalla Bce.
Quanto ai rischi dell’inflazione, Panetta ha smontato con i dati alcuni concetti spesso evidenziati dai falchi del consiglio direttivo. I principali timori sollevati in passato «si stanno rivelando infondati», ha osservato. Il possibile disancoraggio verso l’alto delle aspettative di inflazione «non si è materializzato, e semmai stanno emergendo rischi al ribasso». Anche l’inflazione di fondo sta calando. Il problema di un ultimo miglio più difficile sul calo del carovita «appare ormai ingiustificato». La crescita dei salari «è compensata dalla riduzione degli altri costi in atto da mesi» e la probabilità di una spirale salari-prezzi è «esigua».
In questa fase i timori principali, più che sull’inflazione, sembrano essere sulla crescita: l’attività economica, ha osservato Panetta, «ristagna» e la maggioranza dei comparti industriali è «in recessione». Le stime della Bce, che indicano un aumento del pil dello 0,8% quest’anno e dell’1,5% nel 2025, sono superiori a quelle degli analisti privati e «potrebbero risultare ottimistiche». (riproduzione riservata)