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Fabio Panetta, governatore BdI
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Fabio Panetta all’esordio sul terreno delle Bcc

di Angelo De Mattia
29 novembre 2023, 20:00

A distanza di sette anni circa dalla legge di riforma del settore, sarebbe interessante ascoltare una valutazione complessiva

Giovedì 30 la prima uscita pubblica in Italia, con un proprio discorso, del neo-governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta. Sarà al convegno dell'Iccrea nel sessantesimo della sua istituzione. Si profila un intervento su di un tema specifico, quello del modello del gruppo bancario cooperativo con le sue sfide e le sue opportunità.

È probabile che, secondo lo stile Bankitalia, Panetta introduca la trattazione di questo tema con alcune considerazioni di carattere generale e di sistema, ma il momento per un discorso a 360 gradi su tutti i temi propri dell'azione dell'Istituto sarà probabilmente sviluppato con quelle che vengono tradizionalmente ritenute le Considerazioni Finali di medio termine, l'intervento, cioè, al convegno annuale degli operatori finanziari (il Forex) che quest'anno si terrà a Genova.

Tirare le somme sulla riforma delle Bcc

Si potrebbe anche arguire che il governatore abbia colto tale anniversario per cominciare a esprimere il proprio pensiero su banche - appunto le Bcc - che, in quanto “less significant", rientrano nella piena competenza della Vigilanza italiana. In ogni caso, il tema del gruppo cooperativo e del ruolo delle Bcc è di sicura importanza.

A distanza di sette anni circa dalla legge di riforma del settore, sarebbe interessante ascoltare una valutazione complessiva. In questi anni abbiamo sentito parlare spesso di "biodiversità" di questi istituti, da tutelare e valorizzare, ma a volte si è andati in senso contrario, come nel caso della pretesa dell'orientamento della Vigilanza europea, nelle sue diverse articolazioni, di sottoporre le singole banche in quanto parti di un gruppo bancario nazionale, a diverse delle stesse norme che si applicano alle banche significant. Un orientamento che confligge con i principi di ragionevolezza, proporzionalità, adeguatezza, sussidiarietà. Ciò non toglie che un check up sull'attuazione della riforma - che, a differenza di quella delle banche popolari, registrò un certo coinvolgimento della categoria - e su ciò che ha ben funzionato e ciò che va rivisto sia necessario. La sfida principale è come conciliare il corretto esercizio della funzione bancaria con gli indirizzi della mutualità e della solidarietà: una combinazione che caratterizza in maniera determinante la loro ragion d'essere.

Accanto a ciò che si può chiedere al "regolatore" e al "supervisore", vi è quel che la categoria può e deve fare. Per esempio, i processi di aggregazione possono risultare in diversi casi inevitabili: allora bisogna fare chiarezza su quelli che eventualmente si impongano perchè autonomamente una Bcc non può continuare la propria opera - donde la necessità di trasparenza su tali situazioni - da quelli che mirano apprezzabilmente a una maggiore efficienza ed efficacia nei confronti dei soci, della clientela, del territorio, da altri, ancora, che indulgano a una non accorta visione di gigantismo che, per esempio, porta, in un caso di concentrazione meridionale di recente osservato, un partner della fusione a sostenere che con essa si potrà operare a Milano.

Mutualità e territorialità

Il carattere della territorialità è fondamentale. Se dovesse prendere piede, invece, un indulgere alle macro-dimensioni, che scimmiottino le banche ordinarie, si potrebbe correre il rischio di non motivare adeguatamente l'accennata biodiversità. Ma nel caso delle Bcc vi è qualcosa in più: la mutualità, le categorie economiche che a esse si rivolgono, la territorialità, il marcato pluralismo istituzionale e operativo. Vi sono temi, poi, quale quello dell'educazione finanziaria e, in generale, dei rapporti con risparmiatori e prenditori di crediti, alla cui cura e diffusione la Bcc sono chiamate a dare un contributo. Giovedì 30, comunque, Panetta terrà un discorso all'altezza delle aspettative. (riproduzione riservata)



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