Experience: la corsa nel deserto di Sir Ratcliffe
L’avventura dell’imprenditore Sir Jim Ratcliffe e dei suoi figli George e Samuel attraverso montagne, deserti e taiga. A bordo di auto d’epoca, fuoristrada Ineos Grenadier e la prima Land Rover del 1948
Gobi non è il solo deserto asiatico, ma certo il più noto: grazie anche a Marco Polo che ne descrisse le peculiarità ne Il Milione. Le sole incertezze sono linguistiche: del Gobi o di Gobi? In realtà basterebbe Gobi: parola che indica un luogo senza acqua. Gobi non è la Mongolia (in buona parte è territorio cinese), ma l’immagine stessa di quella nazione di oltre un milione e mezzo di chilometri quadrati (cinque volte l’Italia), considerata enclave tra Russia e Cina.

Dove i cammelli selvatici descritti dal viaggiatore veneziano convivono con le renne, rendendosi utili nel Paese tra i meno popolati al mondo, con meno di due abitanti per chilometro quadrato. Ancora meno dove vivono pastori nomadi tra la taiga e dune alte anche 200 metri, ammaestrando le aquile e rispettando tradizioni remote.
Dal passato...
La Mongolia è un paese enigmatico dal grande fascino, che ha sempre attirato spedizioni avventurose, perfino motoristiche, e non da oggi, sebbene il raid Pechino-Parigi del 1907 fosse passato più a nord. Qualche anno fa, nel 2009, ci pensò Land Rover con una tappa del G4 Challenge, quasi ispirando il progetto delle fuoristrada Grenadier per questo viaggio.
...a oggi

Sr Jim Ratcliffe, imprenditore britannico proprietario dell’azienda chimica Ineos, considerato l’uomo più ricco del Regno Unito, colui che una sera con gli amici al pub inventò la fuoristrada essenziale ed esclusiva Grenadier (dal nome del locale), dando vita così al marchio Ineos Automotive, ha sempre amato sfide (Ineos Britannia è il suo team per l’America’s Cup) e avventure.
Ma soprattutto Land Rover, arrivando a trovare il primo esemplare costruito di serie nel 1948, con telaio 86001. Così Sir Jim ha commentato il restauro, conservativo per non farla sembrare nuova: «È un lavoro svolto da persone esperte e appassionate». Come non collaudarla con una lunga avventura?
La comitiva della spedizione

Con i figli George e Samuel più alcuni amici, ecco la comitiva con qualche altra auto d’epoca, scortate da tre Ineos Grenadier e dal pick-up Grenadier Quartermaster, per affrontare il deserto: fuoristrada senza compromessi, ideate con lo stesso spirito dell’inossidabile antenata.
Nel gruppo ci sono un’altra Land Rover d’epoca, una Porsche 911 Tuthill da rally e tre Bentley 4,5 litri del 1929. Queste ultime, con wrapping per proteggerne la vernice originale, con la finezza di utilizzare le medesime tinte delle Grenadier che le accompagnano: rarità in grado di dimostrare come certi progetti surdimensionati possano essere sempiterni.

È George Ratcliffe, direttore commerciale di Ineos Automotive e partecipante all’avventura, a raccontarla.
Gentleman. Quali le maggiori emozioni e le visioni rimaste impresse?
George Ratcliffe. Il paesaggio è spettacolare e la gente nomade molto accogliente. L’area è nota per la paleontologia: se riuscite a immaginare un luogo in cui i dinosauri camminavano, quello è Gobi, che da allora non è praticamente cambiato. Non ho mai sperimentato nulla di simile, né si possono fare molti paragoni.

G. Guidare nel deserto la prima Land Rover e le ultime Grenadier, che impressioni ha creato?
G.R. È stato fantastico poter utilizzare questi veicoli nell’ambiente per cui sono stati progettati. Quattro Grenadier come veicoli di supporto, tra cui un prototipo del pick-up Quartermaster, non si sono fatti intimorire dal terreno impegnativo, offrendo raffinatezza, comfort e durata, oltre a trasportare tutti i materiali, i rifornimenti e i pezzi di ricambio per le auto classiche.
Grenadier ha messo in evidenza i grandi passi avanti che abbiamo fatto nella tecnologia rispetto alla prima Land Rover, ma tutti sono stati in grado di attraversare Gobi. Con la Land abbiamo dovuto scegliere il percorso e stare attenti a ogni buca, dosso e cunetta: urtandone una con l’angolazione o la velocità sbagliata, la 001 originale non c’era più. Con Grenadier, invece, abbiamo potuto fare lo stesso percorso a occhi chiusi, in tutta comodità e con l’aria condizionata.

G. Nella spedizione c’erano anche altre auto d’epoca: come hanno superato l’avventura?
G.R. Oltre alla Land Rover di serie più antica del mondo, la JUE 477, ne avevamo un’altra Serie I, una Porsche e tre Bentley. Queste si sono dimostrate molto affidabili, a parte un tirante dello sterzo piegato, riparato utilizzando Grenadier come banco di lavoro. Abbiamo attraversato la Mongolia meridionale seguendo un percorso con deserto sabbioso e pochi sentieri; l’andatura era lenta, circa 20 km/h di media, per preservare le sospensioni. Ne ho guidata una dal punto più a ovest della Mongolia fino a Pechino.

Nel Gobi meridionale le tre Bentley si sono bloccate nella sabbia, nel fango e nelle dune, ma finché sono state trattate come centenarie, non hanno perso un colpo. La Porsche non ama la lentezza: spesso rombava in lontananza e la trovavamo in cima a una duna di sabbia, con il guidatore che aspettava con un caffè in mano. Tutte sono arrivate alla fine della spedizione a Pechino. Imparare a guidare la Bentley d’epoca in quel contesto è stata una sfida emozionante, in un contesto di paesaggi unici. (Riproduzione riservata)

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