A Palazzo Chigi l’aria è tesa come un filo di violino. Centinaia di lavoratori di Acciaierie d’Italia hanno occupato la statale Appia, quella che conduce allo stabilimento dell’ex Ilva di Taranto. Uno sciopero che ha coinvolto tutti gli stabilimenti del gruppo in Italia. E che è stato proclamato per tenere alta l’attenzione sul vertice di Palazzo Chigi: convocato dal governo per mercoledì 21 maggio con l’obiettivo di fare il punto sulle prospettive del polo siderurgico.
Con un’ora e mezza di ritardo i rappresentanti sindacali vengono fatti entrare e nell’aula ci sono tutti. I tre ministri di competenza (Adolfo Urso, Gilberto Pichetto-Fratin, Marina Calderone), il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, i tre commissari straordinari (Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta, Davide Tabarelli) e anche dei rappresentanti di Invitalia. Tutti consapevoli che il destino di Acciaierie d’Italia è appeso a un filo.
Il Piano di Ripartenza è stato interrotto per mancanza di risorse. La cassa integrazione è destinata a raddoppiarsi, coinvolgendo quasi 4 mila operai in tutta Italia. L’Altoforno 1 è danneggiato, inutilizzabile dopo l’incendio. E le trattative con Baku Steel per la vendita del gruppo proseguono ma a rilento. «È un momento particolarmente drammatico», a rompere il silenzio è il sottosegretario Mantovano. Che poi si sbilancia e lo definisce «il momento più difficile in assoluto dal febbraio 2024», ovvero da quando il governo ha preso in carico le attività dell’ex Ilva ponendo l’azienda in regime di amministrazione straordinaria.
Mantovano ha proseguito il discorso offrendo un «quadro d’insieme» della situazione: dall’estromissione della famiglia Mittal «un socio che non aveva scelto nessuno di noi», all’interlocuzione con un nuovo partner privato, che «potrebbe subentrare» e garantire l’indotto e le condizioni di lavoro. Passando per l’incendio all’Altoforno, evento che il sottosegretario evoca senza mai nominare: «Due settimane fa è accaduto quello che sappiamo, per cui non c’è bisogno di fornire ulteriori dettagli».
Poi la parabola finisce e sul tavolo arrivano delle proposte. «Qui noi ci assumiamo fino in fondo la responsabilità di governare questa crisi. Prendiamo quello che è successo come se fosse stata una calamità naturale, anche se di naturale non c'è nulla. E di fronte ad una calamità naturale ci sono due fasi: quella dell’emergenza e quella della ricostruzione. E poi, semmai, c'è una fase transitoria che gestisce il passaggio dall’emergenza alla ricostruzione».
«Le variabili sono tantissime», ha ammesso Mantovano. «E una parte dipendono dalle scelte del governo. Io confido sul fatto che, se ciascuno fa la sua parte fino in fondo, la situazione non è ancora definitivamente compromessa, però questo deve avvenire da parte di tutti. E certamente il passaggio dal tavolo di oggi è un passaggio importante». (riproduzione riservata)