Quello per vendere l’ex Ilva è un negoziato complesso. Lungo e, soprattutto, difficile. Lo ha ammesso anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, parlando con i cronisti dopo il recente incendio che ha riguardato l’Altoforno 1 di Taranto.
«È un negoziato complesso che deve mettere insieme tante cose, anzitutto la funzionalità degli impianti», ha spiegato il titolare di Via Veneto, osservando che «se non vi è la funzionalità degli impianti il negoziato si interrompe».
Periodo ipotetico, divenuto, della realtà. Secondo una relazione inviata da Acciaierie d’Italia alla Procura di Taranto, visionata da MF-Milano Finanza, il blocco causato dall’incendio «potrebbe aver compromesso la possibilità di rispettare il crono-programma industriale, ripercuotendosi negativamente sui numeri della cassa integrazione».
D’altronde il ministro Urso lo aveva detto: «Nessuno scommetterà mai sulla revisione industriale e tecnologica» se gli impianti non funzionano. E quel nessuno, in teoria, sarebbe Baku Steel Company. Il gruppo azero che, in cordata con la holding statale Azerbaijan Investment Company, ha presentato «l’offerta migliore» secondo i commissari straordinari che da oltre un anno gestiscono il polo siderurgico. Ma procediamo con ordine.
Ma procediamo con ordine. Lo scorso 7 maggio è scoppiato un incendio nell’altoforno 1 dello stabilimento di Acciaierie d’Italia a Taranto, causato dall’esplosione di una tubiera. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, ma la procura di Taranto ha immediatamente posto sotto sequestro l’impianto probatorio senza facoltà d’uso.
Impianto che, «per evitare danni strutturali», avrebbe dovuto essere messo in sicurezza entro 48 ore dall’incendio. Ma così non è stato. Nonostante il monito del ministro: «Vietare la manutenzione potrebbe compromettere per sempre il ripristino dell’altoforno».
«Nel caso della gestione dei fusi è necessario abbassare la carica dell’altoforno e colare i materiali fusi rimasti nel crogiolo», si legge nella relazione. «Purtroppo, queste operazioni non sono state autorizzate nei tempi utili, rendendo ora non più applicabili le procedure standard di esecuzione». In particolare alla Procura viene segnalato da AdI che «il parere espresso da Arpa Puglia, in qualità di ausiliario tecnico della Procura, ha fortemente condizionato l’autorizzazione agli interventi, ostacolando di fatto il recupero e la messa in sicurezza dell’impianto».
Situazione che, come aveva previsto il ministro, implica «necessariamente un forte numero di lavoratori in cassa integrazione con la riduzione significativa della produzione». E non è tardata ad arrivare la convocazione delle organizzazioni sindacali. Martedì 13 maggio alle 9:00 ci sarà un incontro, in modalità di videoconferenza con i commissari. L’oggetto della convocazione? «Comunicazioni Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria»
Il punto è che il sequestro non ha solo conseguenze produttive: ma potrebbe incidere sulle trattative per la vendita del polo siderurgico. «Potrebbe scoraggiare gli investitori», ha dichiarato il titolare del Mimit pochi giorni dopo l’incendio. «La speranza è che non abbiano compromesso del tutto il percorso» per le trattative, ha concluso il ministro. (riproduzione riservata)