A Taranto sventolerà bandiera azera. Come anticipato da MF-Milano Finanza, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato che la «proposta migliore» per aggiudicarsi il polo siderurgico più grande d’Europa è pervenuta dalla cordata azera composta da Baku Steel Company e dalla holding statale Azerbaijan Investment Company, controllata dal ministero dell’Economia.
I Commissari straordinari, Davide Tabarelli, Giovanni Fiori e Giancarlo Quaranta, invieranno «nella giornata di oggi, una richiesta formale al Mimit per essere autorizzati a un negoziato con il soggetto internazionale che ha fatto la proposta migliore. E, verosimilmente, sarà appunto quella della compagine azera», ha detto il ministro a margine di un evento a Bologna.
Come confermato dallo stesso ministro, le procedure prevedono l’espressione del parere del Comitato di sorveglianza e, infine, la delibera ufficiale del ministero di via Veneto. «Si apre così una nuova e importante decisiva fase: quella del negoziato con il soggetto che allo Stato ha fatto l’offerta migliore».
Prima dell’avvio della trattativa, però, è plausibile aspettarsi un incontro con i sindacati. Come rivendicato da Rocco Palombella, segretario generale Uilm, «diventa imprescindibile un incontro sindacale per conoscere i contenuti dell’offerta presentata e ritenuta migliore dai commissari e dal Mimit.
Sicuramente l’offerta da 1 miliardo di euro, affiancata dalla promessa di 4 miliardi di investimenti da mettere a terra in cinque anni, ha fatto la parte da leone nella proposta degli azeri. Ma le ragioni per cui i Commissari hanno scelto la cordata dell’Azerbaijan non riguardano solo i soldi. Ci sono almeno altri due motivi: uno occupazionale, un altro energetico.
I dipendenti di Baku Steel Company sono circa mille e cinquecento, nulla a confronto con i quasi diecimila impiegati dall’intero gruppo di Acciaierie d’Italia. Ma per gli azeri – che saranno tenuti a mantenere i livelli occupazionali attuali – più personale equivale a più produzione che, a sua volta, si riflette in positivo sull’ultima riga del bilancio. Il gruppo, che ha iniziato nel 2023 a esportare i suoi prodotti anche in America, punterà a incrementare le vendite sfruttando la posizione privilegiata dell’Italia.
C’è poi un secondo motivo assai più semplice per cui la scelta è ricadura sulla cordata azera: il gas. L’Azerbaijan è un Paese con cui l’Italia fa grossi affari, soprattutto in ambito energetico (si pensi al gasdotto Tap). E sarebbe proprio l’energia l’asso nella manica del gruppo: la cordata potrebbe avere in programma di investire anche in un nuovo rigassificatore da posizionare al largo del golfo tarantino. (riproduzione riservata)