Nessuno riesce a salvare Acciaierie d’Italia. E mentre negli stabilimenti d’Italia raddoppia la cassa integrazione, si ritratta su tutto. L’ultimo passo indietro (forse il più pesante) è sul Piano di Ripartenza, realizzato dai commissari straordinari che un anno e mezzo fa sono stati chiamati dal governo Meloni per rimettere in sesto il polo dopo la gestione di ArcelorMittal.
Dopo lo stallo con nella trattativa con gli azeri sulla procedura di vendita, Acciaierie d’Italia ha informato «che si è reso necessario aggiornare le tempistiche di attuazione del Piano di Ripartenza a causa di criticità tecniche non prevedibili al momento della sua elaborazione. Si è trattato quindi di un evento totalmente inaspettato e non previsto».
I tre commissari (Davide Tabarelli, Giovanni Fiori e Davide Quaranta) mettono così nero su bianco «l’impossibilità di procedere alla riattivazione dell’Altoforno 2» a causa «dei gravi danni impiantistici, la cui genesi è certamente antecedente al subentro dell’Amministrazione Straordinaria, avvenuto nel febbraio 2024». Circostanza a cui si è aggiunto, nel maggio 2025, «un ulteriore evento impiantistico che ha comportato la fermata di esercizio dell’Altoforno 1, la cui durata al momento non è definibile».
Confermando «l’obiettivo di garantire la sicurezza, la conformità normativa e la piena tutela dei lavoratori» le problematiche registrate a Taranto «hanno avuto un impatto diretto sulle tempistiche». Ma l’azienda non entra nel merito, lasciando aperta la domanda su quale sarà futuro dell’ex Ilva.
Ospite di Sky Tg24, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha spiegato che «i tre grandi gruppi industriali internazionali (Baku Steel, Bedrock e Jindall, ndr) che hanno fatto delle offerte per l’intero asset sono alla finestra. Vogliono sapere, giustamente, se lo stabilimento avrà l'autorizzazione integrata ambientale, anche sanitaria, come richiedono le norme italiane ed europee per produrre. Perché nessuno compra un asset che non ha la licenza a produrre»
Mercoledì 25, il ministro ha avuto un incontro in video-collegamento con il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e altri rappresentanti della Regione. «Sono apertissimo, in piena trasparenza e correttezza, a confrontarmi con gli enti locali. E mi rendo disponibile ad accogliere le loro eventuali richieste ove fosse compatibile con la sostenibilità economica dello stabilimento», ha detto il titolare di via Veneto durante un punto stampa. (riproduzione riservata)