«Qualcuno salvi Acciaierie d’Italia». Il polo siderurgico più grande d’Europa è (di nuovo) sull’orlo del fallimento, con l’Altoforno 1 posto sotto sequestro e la cassa integrazione in raddoppio. Eppure solo un mese fa sembrava quasi fatta, con il governo pronto a festeggiare l’interesse di un player internazionale capace di portare Taranto all’età dell’oro.
Nella mattina del 14 maggio, secondo quanto riferito da fonti sindacali, nell’acciaieria 2 dello stabilimento di Taranto si sarebbe verificata una perdita di gas. Dopo l’evacuazione temporanea dell’area, come da prassi, la ditta incaricata avrebbe intercettato il problema: possibile blocco di uno scambiatore mal-funzionante.
Fortunatamente l’episodio non ha avuto grandi ripercussioni. Ma si somma a tutti gli altri incidenti riportati nell’azienda: l’ultimo risale a al 7 maggio, con l’incendio nell’impianto che ha portato al blocco (e poi al sequestro) dell’Altoforno 1.
Vicenda, quest’ultima, su cui è ancora scontro aperto tra governo e magistratura. Con il ministero delle Imprese e del Made in Italy che rivendica un ritardo nelle autorizzazioni per effettuare la messa in sicurezza dell’impianto e con la Procura di Taranto che nega di aver ricevuto dall’azienda le istanze per procedere con gli interventi.
Tuttavia, in un allegato ai documenti dell’esecuzione del sequestro, Acciaierie d’Italia aveva indicato l’8 maggio i rischi sulla difficoltà di un riavvio dell’Altoforno senza uno svuotamento veloce dei materiali interni. La Procura, dal suo canto, avrebbe dato il via libera dopo oltre 50 ore, nel primo pomeriggio di sabato 10 maggio, e solamente a una parte delle attività, non alla colata dei fusi.
«Allo stato sono in corso accertamenti tecnici, al fine di appurare le cause dell’evento ed eventuali elementi di responsabilità», scrive il capo della Procura tarantina, Eugenia Pontassuglia, ricordando che il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. Il ministro Adolfo Urso, in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore ha poi chiarito che «quanto accaduto all’Afo 1 non modifica in alcun modo la volontà del governo di portare avanti il rilancio dello stabilimento».
Il nodo adesso è capire come. La prima amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia risale al 2015: dieci anni di sequestri, decreti, commissari, processi e promesse mancate. Che sembrano pronti a ripetersi.
E nell’attesa di sapere cosa succederà a Taranto i segretari generali di Fim, Fiom, Uilm, hanno inviato una richiesta al governo per una «convocazione urgente di un incontro del tavolo permanente per proseguire l’aggiornamento della situazione del gruppo Acciaierie d’Italia in AS - ex Ilva, alla luce dei recenti fatti gravi avvenuti e dalle notizie che circolano a mezzo stampa». (riproduzione riservata)