Sono dieci i Paesi che attualmente aspirano ad aderire all’Ue, di cui nove hanno già lo status di candidato. Le sfide geopolitiche internazionali, e in particolare l’aggressione della Russia contro l’Ucraina, «hanno conferito un nuovo significato geostrategico e slancio al processo di adesione all’Ue e all’unificazione europea» . Un’Unione europea «allargata acquisirebbe maggiore potere politico, economico e militare sulla scena globale, rafforzando al contempo i valori democratici condivisi nell’area dell’allargamento». È quanto si legge nel rapporto sulle conseguenze istituzionali dei negoziati relativi all'allargamento dell'Ue, di cui è relatore Sandro Gozi, l’eurodeputato di Renew Europe e segretario generale del Partito Democratico Europeo. Si discute del tema oggi, 21 ottobre, in Plenaria a Strasburgo, per poi attendere il voto definitivo mercoledì 22 ottobre.
Da non sottovalutare poi la dimensione economica. In media tutti i nuovi Stati membri dell’Ue hanno sperimentato una crescita del pil del 12% rispetto alla proiezione se non fossero entrati nell’Unione. Già nei primi cinque anni dall’adesione. Questo soprattutto perché i Paesi per riuscire ad aderire devono completare molteplici riforme e garantire il rispetto di norme di diritto importanti. Le ricadute dell’allargamento si riverbererebbero anche sull’Ue. Il rapporto evidenzia infatti che «l’aggiunta di dieci nuovi Stati membri ridurrebbe del 10% il divario di pil pro capite tra Ue e Stati Uniti e portare fino a 10 trilioni di dollari al pil dell’Ue entro il 2035».
Al contrario, «la mancata progressione del processo di allargamento indebolirebbe gli interessi economici e di sicurezza dell’Ue e potrebbe spingere i Paesi non appartenenti all’Ue del continente europeo ad allinearsi economicamente e politicamente ad altri blocchi (ad esempio Russia e Cina), creando potenzialmente aree economiche rivali e riducendo l’influenza economica globale dell’Ue, oltre a offrire opportunità a tentativi di destabilizzazione provenienti dal vicinato immediato dell’Ue».
Dall’altro lato, continua il report, nuovi membri richiederanno necessariamente riforme interne all’Ue. Perché «se ci allargassimo senza riformare, rischieremmo la paralisi», ha commentato Gozi. E «più saremo più dovranno essere chiare le nostre regole per continuare a muoverci insieme». (riproduzione riservata)