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Joachim Nagel, presidente Della Deutsche Bundesbank
Joachim Nagel, presidente Della Deutsche Bundesbank
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Eurobond, la Bundesbank fa un passo avanti e due indietro. E ora Nagel cerca convergenze puntando alla Bce

di Angelo De Mattia
13 febbraio 2026, 02:00

Il presidente della Bundesbank appoggia l'emissione di eurobond, sfidando la tradizionale posizione tedesca. Un cambiamento che potrebbe accelerare l'integrazione finanziaria dell'Unione Europea

Si potrebbe dire che è un caso in cui l'uomo morde il cane leggendo che il capo della rigorosissima Bundesbank Joachim Nagel è favorevole all'assunzione di debito comune da parte dell'Unione con l'emissione di eurobond, sia pure a determinate condizioni, discostandosi così dalla posizione del cancelliere Friedrich Merz, che è contrario a tale emissione e che ha dovuto ingoiare obtorto collo, per non restare isolato, il debito comune europeo per i 90 miliardi all'Ucraina.

Bisogna, però, tenere conto di diversi fattori che possono spiegare l'atteggiamento di Nagel, quali la tradizionale, ferrea autonomia della Buba pur formando i propri vertici con personaggi che hanno ricoperto o ricopriranno incarichi governativi, l'orientamento nettamente favorevole della Bce - del cui consiglio direttivo Nagel è tra i principali componenti - all'emissione di eurobond, ma bisogna pur considerare l'oggettività di un'analisi dei modi in cui rendere finanziabili investimenti di interesse comunitario e non solo la difesa.

Nagel contratta per prendere il posto di Lagarde

Si potrebbe pure aggiungere, ma forse si è maliziosi, che il presidente della Bundesbank possa sperare, per ora in pectore, in una propria candidatura al vertice della Bce quando Christine Lagarde completerà il proprio mandato, a novembre 2027, se non anticipatamente, magari per ricoprire ruoli importanti di governo o al vertice dello Stato in Francia.

Di qui l'esigenza per Nagel della ricerca di convergenze. Alcuni sostengono che, a tal proposito, Macron avrebbe fatto un passo presso Merz proponendogli l'assegnazione di un francese alla presidenza della Commissione Ue (verosimilmente, alla scadenza dell'incarico di Ursula von der Leyen) con la contropartita del conferimento del vertice della Bce a un tedesco (che difficilmente potrebbe essere diverso da Nagel).

È arduo dire se e quanto queste ipotesi abbiano fondamento, tuttavia circolano, benché con grande anticipo rispetto alla fine del mandato della Lagarde che cessa fra più di un anno e mezzo (anche se i rinnovi vengono decisi normalmente diversi mesi prima del termine dell'incarico).

Comunque sia, la posizione di Nagel è importante perché implicitamente modifica anche ciò che la Germania ha sostenuto costantemente a proposito dell'introduzione dell'assicurazione europea dei depositi bancari.

Perché bisogna puntare all’Unione Bancaria

A questa innovazione, uno dei tre pilastri dell'Unione bancaria pienamente condivisa dal governo tedesco, quest'ultimo si è poi opposto ritenendo che, per mettere in comune i rischi, occorre una loro diminuzione che, secondo gli oppositori, si attua con l'assegnazione di un coefficiente agli investimenti delle banche in titoli pubblici, oggi risk free, o comunque stabilendo dei limiti di vario tipo a questi investimenti. Un rimedio peggiore del male, in specie per alcuni Paesi qual è l'Italia.

C'è allora da chiedersi se, vista la posizione di Nagel, qualcosa sia cambiato o stia cambiando a proposito della rigoristica posizione sugli investimenti in titoli.

Non è più sostenibile che un progetto di Unione Bancaria, approvato all'unanimità nel 2014, sia stato, dopo circa 12 anni, attuato per la sola Vigilanza comune, mentre parzialmente attuato è il pilastro della risoluzione europea delle banche in difficoltà e del tutto inattuata è l'assicurazione dei depositi che è stata prevista e accolta, a suo tempo, senza le condizioni che ora si vorrebbero.

Il completamento dell'Unione Bancaria è fondamentale per introdurre l'Unione dei Risparmi e degli Investimenti.

Ma è l'approccio, quasi secolare della Germania al tema del debito anche in generale, che deve cambiare di fronte alla possibilità di un debito comune. Si adottino regole severe, si introducano rigorosi controlli (perché non si arrivi allo scarico sull'Unione di debiti nazionali), si prevedano forme periodiche e non di accountability, ma non si precluda a priori lo strumento del debito comune.

L'atteggiamento di fronte a quest'ultimo è anche la dimostrazione dell'intento o no di far progredire (o no) l'integrazione europea. Fra un po' saranno circa venti anni da quando si parla degli eurobond e se ne progetta l'emissione. Si può dire che ci stiamo finalmente avvicinando a questa innovazione? (riproduzione riservata)



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