L’europarlamentare tedesco Stefan Berger (Cdu) ha proposto, nella bozza di relazione del Parlamento Ue sull’euro digitale, alcune novità di rilievo rispetto al testo della Commissione Ue. Berger vorrebbe togliere alla Bce il potere di fissare limiti al possesso di Cbdc (Central Bank Digital Currency). I tetti massimi invece sarebbero definiti da banche e fornitori di servizi di pagamento, anche con accordi individuali con i clienti (tenendo come riferimento i limiti giornalieri ai prelievi di contanti). Inoltre il parlamentare vorrebbe abolire le commissioni massime per i commercianti: le fee sarebbero invece decise in base alla concorrenza tra banche considerando costi e commissioni di altri mezzi di pagamento digitali. Infine, secondo Berger, ogni banca dovrebbe offrire ai clienti una soluzione di pagamento in tema di euro digitale, mentre l’Eurosistema dovrebbe restare nelle retrovie (con un ruolo di «back-up»). Queste novità sono contenute negli emendamenti di Berger alla proposta originale della Commissione Ue (la pubblicazione del documento è stata riportata su MF-Milano Finanza del 14 febbraio).
Non è affatto certo che queste norme saranno nella regolamentazione finale sull’euro digitale. Le proposte dell’eurodeputato devono essere votate dalla commissione economica del Parlamento Ue (probabilmente a marzo), nella quale potrebbero esserci correzioni. Poi il testo deve essere votato dalla plenaria: in teoria questo potrebbe accadere ad aprile, ma è probabile che la materia sia rinviata alla prossima legislatura Ue.Le regole finali inoltre saranno definite, oltre che dal Parlamento, anche dal Consiglio Ue. Ci sono così ampi margini per modifiche. Un’intesa appare difficile sul testo di Berger che è più divisivo rispetto a quello della Commissione. L’Ue non può ritardare troppo le decisioni perché questo imporrebbe tempi più lunghi anche a Bce ed Eurosistema. La proposta dell’europarlamentare «potrebbe essere molto lontana dal raggiungere una qualsiasi conclusione», ha osservato Andrea Filtri di Mediobanca.
Il testo di Berger sembra rispecchiare i timori e le richieste soprattutto delle banche tedesche. Viene dato un ruolo maggiore agli istituti di credito anche se non è chiaro quali sarebbero i benefici delle modifiche per i cittadini. Secondo la posizione di Berger, i limiti al possesso e l’esperienza di utilizzo dell’euro digitale sarebbero di fatto fissati dalle banche in modo variabile, quindi creando disparità tra individui. Aumenterebbe la confusione sullo strumento. Anche la politica monetaria sarebbe più difficile.
Le banche tedesche hanno detto ieri al Bundestag che l’euro digitale «deve creare valore aggiunto in modo chiaro» e che «non ha senso che lo Stato investa in qualcosa che è già disponibile privatamente». In Germania comunque le posizioni sono in evoluzione. A lungo la Bundesbank ha mantenuto un approccio cauto, se non scettico. Ma di recente anche la banca centrale tedesca si è mostrata più favorevole all’euro digitale: i vantaggi della Cbdc sono stati evidenziati ieri al Bundestag da Burkhard Balz, membro della Bundesbank che proviene dal Parlamento Ue. Non è escluso quindi che anche la linea del settore finanziario tedesco possa ammorbidirsi.
Dopo l’audizione dei giorni scorsi al Parlamento Ue del membro del comitato esecutivo Piero Cipollone, ieri la Bce ha pubblicato anche un articolo per rispondere alla preoccupazione delle banche di perdere depositi con l’euro digitale. Cipollone, Ulrich Bindseil e Jurgen Schaaf (divisione infrastrutture di mercato e pagamenti) hanno spiegato che ci saranno disincentivi all’elevato possesso di euro digitali per effetto dei limiti e della mancata remunerazione. Inoltre non ci sarà bisogno di pre-finanziare i portafogli di euro digitali e i commercianti potranno usarli ma non detenerli. Le banche non rischierebbero deflussi ingenti, neppure in caso di crisi. Gli esponenti Bce hanno invitato a considerare la moneta di banca centrale nel complesso, includendo nelle valutazioni anche le banconote (che potrebbero diminuire). Gli autori hanno anche ricordato che i nuovi operatori, come quelli legati alle stablecoin, «potrebbero rappresentare un rischio maggiore per i finanziamenti bancari rispetto alle Cbdc». (riproduzione riservata)