In una fase iniziale la Bce potrebbe definire un limite al possesso di euro digitali più basso di quello finale, che in passato si è ipotizzato a 3 mila euro. Così la banca centrale sceglierebbe una via prudente per evitare conseguenze indesiderate per il settore finanziario. La possibilità è stata indicata ieri da Fabio Panetta nel primo discorso da governatore della Banca d’Italia, dopo esser stato membro del comitato esecutivo e responsabile del progetto della Bce.
L’obiettivo del limite al possesso di euro digitali è scongiurare un eccessivo successo della valuta che porterebbe a un calo dei depositi bancari. Ma da tempo la Bce sta lavorando a contromisure. «Per gestire in modo corretto la transizione e mitigare il rischio di tensioni, l’ammontare massimo detenibile potrebbe essere fissato inizialmente al di sotto del livello di equilibrio, per poi essere aumentato gradualmente fino al raggiungimento di tale livello», ha rilevato ieri Panetta in una conferenza Cepr-Bce. «In ultima istanza, tale livello massimo non dovrebbe essere né troppo basso da limitare i vantaggi dell’euro digitale come strumento di pagamento, né troppo alto da sollevare rischi di deflussi».
Panetta ha peraltro osservato che «i rischi di fughe dai depositi sussistono già ora, in assenza di una moneta digitale emessa dalla banca centrale» poiché «i risparmiatori possono trasferire quantità cospicue di depositi prelevando contante o intervenendo digitalmente». Le valute digitali potrebbero invece ridurre i rischi di corsa agli sportelli, dato che «potrebbero fornire informazioni in tempo reale su eventuali massicci deflussi di depositi bancari, consentendo una reazione più tempestiva da parte delle autorità».
Il governatore ha evidenziato che i banchieri centrali sono cauti per natura ma «la prudenza non deve diventare inazione. Il costo economico e sociale di non emettere l’euro digitale potrebbe essere assai elevato». Un errore che a volte viene fatto tra gli osservatori è quello di pensare che, in assenza dell’euro digitale, il mondo dei pagamenti resti inalterato. Panetta ha invece mostrato che grandi cambiamenti sono già in corso. Negli Stati Uniti il nuovo conto di risparmio di Apple ha raccolto da aprile depositi per oltre 10 miliardi di dollari garantendo interessi 10 volte superiori rispetto alla remunerazione media dei depositi bancari. Anche X (l’ex Twitter) punta a servizi finanziari e di pagamento. Amazon offre servizi buy-now-pay-later che consentono pagamenti differiti. PayPal ha lanciato una stablecoin denominata in dollari. In Cina Ant Financial e Tencent controllano i pagamenti digitali e il commercio elettronico.
Il governatore di Bankitalia ha evidenziato i rischi di uno scenario di questo tipo, a cominciare dalla «spinta da parte delle società tecnologiche ad assumere una posizione dominante». Un’altra questione critica è la privacy poiché «le grandi società tecnologiche hanno accesso a un enorme volume di dati sul reddito, le preferenze e le scelte di consumo dei clienti. Tali informazioni sono cruciali per il modello di attività di tali aziende, basato sui ricavi pubblicitari, sulla vendita di prodotti ad alta intensità tecnologica e sul commercio elettronico». Per Panetta, inoltre, l’incentivo ad accumulare dati è «destinato a crescere» con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle tecniche legate ai big data. Invece attraverso l’euro digitale (il progetto è entrato da novembre nella fase di preparazione ed è ora guidato da Piero Cipollone, nuovo membro del comitato esecutivo Bce) la privacy sarà garantita al massimo livello (anche attraverso operazioni offline), ci sarà più concorrenza (con minori costi per i commercianti) e si colmeranno le lacune del mercato europeo dei pagamenti, ancora troppo frammentato e dipendente dagli operatori extra-Ue. La Bce, inoltre, potrà assicurare la stabilità finanziaria con i limiti al possesso. (riproduzione riservata)