«Solo attraverso una forte sinergia tra tutti i settori dell'economia potremo realizzare un euro digitale che risponda pienamente ai principi di semplicità, inclusione e protezione della privacy, garantendo benefici tangibili per tutti attraverso una collaborazione virtuosa tra pubblico e privato». Lo ha detto la vice direttrice generale della Banca d'Italia, Chiara Scotti, nel suo intervento all’evento Euro digitale: uno per tutti, tutti per uno presso l'Università di Firenze. «Siamo davanti a un progetto corale, che interessa la società nella sua interezza: cittadini, commercianti, intermediari, società private, accademia e autorità. Ognuno di questi attori, e quindi ognuno di noi anche in più vesti, è portatore di un interesse nell'euro digitale, che può far valere nelle sedi di confronto e collaborazione dedicate a ciascuna categoria».
La prima precisazione da fare è che l'euro digitale non va confuso con le criptovalute: «il primo sarà una moneta a tutti gli effetti mentre le criptovalute sono un investimento speculativo ad alto rischio».
C’è molta confusione sul tema con chi definisce le Central bank digital currency (Cbdc) come «il bitcoin delle banche centrali ma è difficile immaginare un paragone più inappropriato. Le criptoattività - specie quando non ancorate a un valore sottostante - possono essere invece caratterizzate da alta volatilità, che rende il loro valore instabile nel tempo, e pertanto del tutto inidonee a fungere da moneta». Il parametro di confronto «più appropriato per questo tipo di criptoattività è un investimento speculativo ad alto rischio» spiega Scotti.
L’emissione dell'euro digitale sarebbe «il culmine di un processo che sta coinvolgendo cittadini, intermediari e istituzioni e che è iniziato nell'ottobre 2020, con il primo rapporto sull'euro digitale pubblicato dalla Bce».
Durante la fase preparatoria, attualmente in corso, «stiamo lavorando alla definizione pratica di alcune delle caratteristiche principali dell'euro digitale come privacy, funzionamento offline e limiti di detenzione», ha spiegato Scotti. E inoltre è in via di completamento «lo schema euro digitale, che sarà basato su un sistema di norme comuni (rulebook) che gli intermediari dovranno seguire per offrire i servizi associati all'euro digitale, così come la selezione dei provider interni ed esterni che contribuiranno allo sviluppo dell'infrastruttura per la nuova forma di moneta».
I co-legislatori europei, in particolare, hanno «un ruolo fondamentale nel fare in modo che il quadro regolamentare per l'euro digitale sia in grado di bilanciare le esigenze di tutti gli attori coinvolti». Nondimeno, ha aggiunto Scotti, «è importante che il lavoro della Commissione, del Consiglio e del Parlamento europei prosegua speditamente affinché l'Europa possa rafforzare la propria capacità di affrontare i cambiamenti in corso nel mercato dei servizi di pagamento europeo e mondiale».
Dal canto suo, la Banca d’Italia è impegnata su più fronti per realizzare il progetto dell'euro digitale: «Contribuiamo alla governance del progetto, nell'ambito delle attività dell'Eurosistema e al negoziato in Consiglio europeo, a supporto e in collaborazione con il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Intendiamo avere una partecipazione attiva nello sviluppo della piattaforma candidandoci a svolgere le funzioni di provider per la Digital Euro Service Platform in collaborazione con altre banche centrali dell'area dell'euro».
E in questi giorni, fino al 29 novembre, «sono aperte le candidature per unirsi alla piattaforma dell'Eurosistema per esplorare attraverso sperimentazioni pratiche e progetti di ricerca alcuni degli aspetti più innovativi dell'euro digitale», invitando «a considerare questa opportunità, che si rivolge non solo a commercianti, fornitori di servizi di pagamento e aziende fintech, ma anche a istituti di ricerca, esperti tecnici e università». Si cercano partecipanti per due attività. Nella «pioneer partnership», lo scopo sarà testare alcune opzioni tecniche e tipologie di pagamento complesse come i pagamenti condizionali per rendere l'euro digitale il più innovativo possibile. I partecipanti alla «visionary partnership» dovranno invece svolgere un lavoro teorico di esplorazione dei casi d'uso innovativi dell'euro digitale, dell'impatto sulla comunità e dei fattori sociali.
L’introduzione dell’euro digitale avrebbe «un impatto positivo sia micro che macroeconomico» spiega Scotti: «a partire dalla semplificazione della vita quotidiana all'integrazione del mercato dei servizi di pagamento europeo, da risparmi e maggiore potere negoziale per i commercianti al conseguimento di una maggiore autonomia strategica a livello geopolitico per l'Europa».
In particolare, la presenza dell'euro digitale come opzione di pagamento permetterebbe a tutte le realtà imprenditoriali - indipendentemente dalle loro dimensioni - di beneficiare di un tetto all'entità della commissione per transazione da corrispondere al proprio intermediario (merchant service charge) definito per legge e di incrementare di conseguenza il proprio potere contrattuale rispetto agli operatori degli altri schemi di pagamento che accettano.
Con l'euro digitale avremmo la possibilità di gestire ogni singolo pagamento attraverso una sola applicazione. Immaginate di poter pagare il cappuccino al bar e l'affitto dell'appartamento con un solo clic, senza preoccuparvi di dover controllare di avere abbastanza contanti nel portafoglio nel caso la vostra carta non sia accettata dal rivenditore o di dover effettuare trasferimenti tra piattaforme diverse perché non avete l'ammontare necessario sulla specifica piattaforma accettata per il pagamento» ha sottolineato Scotti. (riproduzione riservata)