
Dopo quasi due anni EssilorLuxottica e Jp Morgan fanno pace in tribunale sulla causa relativa alla maxi-frode da oltre 272 milioni di dollari in Thailandia. Il primo gruppo al mondo di occhiali che produce i famosi Ray-Ban e la regina di Wall Street hanno sotterrato l’ascia di guerra.
Secondo quanto MF-Milano Finanza è in grado di rivelare il colosso dell’occhialeria controllato (al 32,5%) dalla Delfin della famiglia Del Vecchio e la prima banca d’affari americana hanno siglato un accordo tombale sul contenzioso civile che da febbraio 2023 li vedeva contrapposti nelle aule della corte distrettuale (distretto meridionale) di New York, di fronte al giudice Lewis Liman.
Con deposito (datato 19 novembre 2024) della richiesta di rinuncia volontaria all’azione legale, le parti - tramite i loro team di legali (William Maher, Steven Fitzgerald e Randall Rainer per EssilorLuxottica ed Alan Schoenfeld, Gregory Lantier e Brittany Amadi per Jp Morgan) - hanno comunicato al giudice di aver risolto il caso con termini confidenziali.
La richiesta è stata successivamente approvata dal giudice. La soluzione è arrivata dopo una lunga e complessa fase istruttoria in cui la corte americana aveva anche richiesto l’autorizzazione del ministero della Giustizia francese a nominare un commissario (Alexander Blumrosen) a Parigi incaricato di raccogliere le testimonianze chiave di dipendenti Essilux coinvolti nel sistema di controlli interni all'azienda. Il gigante dell’occhialeria guidato da Francesco Milleri e la banca d’affari americana avevano poi battagliato a colpi di perizie e contro-perizie fino alla scorsa estate. Bocche ovviamente cucite sui contenuti dell’accordo.
Il casus belli era stato una frode interna da oltre 272 milioni di dollari consumata a fine 2019 nello stabilimento di lenti Essilor vicino a Bangkok, in Thailandia. Una causa in cui Essilux ad aprile 2022 aveva depositato una richiesta di risarcimento danni da 100 milioni di dollari nei confronti di una filiale newyorkese di Jp Morgan che era la banca depositaria di parte dei conti della sussidiaria thailandese (Essilor Manufacturing). Materialmente, in giudizio si era mossa anche la controllante a monte, Essilor International.
Con uno schema di fatture false a fornitori fittizi del sudest asiatico e violazioni di account, nel 2019 alcuni dipendenti dello stabilimento asiatico avevano eseguito 243 trasferimenti su conti off-shore generando una truffa da 272,15 milioni di dollari.

Il colosso dell’occhialeria aveva scoperto l’ammanco milionario solo a fine esercizio, lanciando alla vigilia di Capodanno un profit-warning che aveva terremotato il titolo e di lì a qualche mese anche la governance della neonata EssilorLuxottica. A seguito di indagini interne, il caso aveva portato anche al licenziamento di otto dipendenti (cinque nello stesso sito produttivo, più tre supervisori in Asia).
Per Essilux, che era stata poi in grado di recuperare 172 milioni (ricorrendo a lunghe e complesse procedure nel corso degli anni successivi), Jp Morgan si era accorta di anomali versamenti in società di comodo, per cifre anomale comprese tra 15 e 100 milioni di dollari, già all’inizio di settembre 2019, prima della scoperta del buco monstre, senza però segnalarlo al gruppo o alle autorità competenti.
Essilux aveva messo sul tavolo del giudice americano gli estratti delle movimentazioni con transazioni insolite fra ottobre e dicembre 2019 per ammontare (oltre 33, 119 e 140 milioni contro una media mensile fino a settembre 2019 inferiore ai 15 milioni), numeri e controparti mai registrate prima, extra-business dell’ottica e associate a conti correnti aperti in piccole banche regionali, spesso in giurisdizioni ad alto rischio.
Secondo EssilorLuxottica questi erano fattori che rappresentavano degli evidenti segnali d’allarme che avrebbero dovuto destare i sospetti di Jp Morgan. Da qui l’accusa di negligenza, di violazione delle norme del diritto commerciale dello Stato di New York e la richiesta di 100 milioni di dollari di danni avanzata nei confronti della banca a stelle e strisce.
La causa nella Grande Mela aveva creato qualche imbarazzo al di qua dell’Atlantico, nella divisione Emea di Jp Morgan presieduta da Vittorio Grilli. Vicino a Milleri e a Leonardo Del Vecchio, il banchiere ex ministro del Tesoro aveva infatti seguito dal 2020 proprio per il fondatore di Luxottica e di Delfin il processo autorizzativo presso la Bce della cassaforte lussemburghese nel tentativo di scalata a Mediobanca. (riproduzione riservata)