Eni si prepara ad avviare le attività in Namibia, attraverso la controllata angolana Azule Energy, detenuta al 50% con Bp. È una delle novità che arrivano dall'ultimo report Barclays, che fa il punto sul piano del Cane a sei zampe nel settore upstream, da pochi giorni allargato alla britannica Ithaca Energy. Insieme alle altre opportunità sul campo, per Barclays questo dovrebbe consentire al gruppo guidato dall'ad Claudio Descalzi un aumento della produzione e del flusso di cassa superiore alla media.
Da parte di Eni c'è fiducia nel raggiungimento del target di crescita di un 3-4% annuo anche se, come ricorda invece Mediobanca, a causa delle manutenzioni programmate nel terzo trimestre 2024 è attesa una produzione di 1,65 milioni di boe/giorno, il 4% in meno anno su anno. La strategia upstream è sempre più legata ai grandi progetti di esplorazione e al modello di business satellitare che ha portato alla nascita di Azule Energy, di Var Energi in Norvegia e Ithaca Energy in Gran Bretagna. «Un'area di successo evidente per Eni è stata la velocità di commercializzazione dei progetti (il cosiddetto time to market, ndr)», osserva Barclays, «con sviluppi in Costa d'Avorio, Congo e Mozambico. A livello di gruppo, la strategia di Eni rimane incentrata su upstream ed esplorazione, dove ha avuto successo con 15 miliardi di barili di petrolio equivalente scoperti negli ultimi 10 anni».
Agli analisti è stata confermata anche la scelta di andare avanti nel dual business model, strategia che prevede di cedere quote di minoranza nei progetti di proprietà consentendo di monetizzare in anticipo il valore dell'investimento e di liberare capitale. «L'Indonesia è un chiaro esempio di questa attenzione all'esplorazione ed è emersa come un nuovo hub per il gruppo», sottolinea Barclays. Nel Paese asiatico, Eni sta sviluppando il progetto Geng North, valore stimato in circa 12 miliardi di dollari: la produzione di gas potrebbe partire già alla fine del 2027. Quanto alla Namibia, Azule è pronta ad avviare le perforazioni prima della fine dell'anno nel bacino offshore di Orange. La Namibia è un mercato ambìto: lo dimostra la presenza crescente delle big oil, come TotalEnergies e Shell. Le recenti scoperte offshore si classificano tra le maggiori degli ultimi 25 anni.
Intanto, in vista dei conti del terzo trimestre 2024, arrivano le stime di Equita e Mediobanca. Entrambe si aspettano che Eni sconti lo scenario meno favorevole dei prezzi degli idrocarburi, pur mantenendo le guidance operative per l'intero anno. Equita (raccomandazione buy e target price a 18 euro) si attende un utile netto in calo del 41%. Per Mediobanca, invece, la frenata sarà di circa il 33%. Osservato speciale è il buyback addizionale fino a 500 milioni di euro, assumendo però un Brent a 86 dollari al barile. Eni deciderà la taglia dell'ulteriore riacquisto di azioni proprie il 25 ottobre, giorno dei conti. Nelle stime di Equita, al piano di buyback da 1,6 miliardi potranno essere aggiunti circa 200 milioni. Mediobanca invece prevede l'attuazione completa del buyback addizionale di 500 milioni. Questo porterebbe il totale a 2,1 miliardi con un rendimento dell'11,3%, incluso il dividendo. (riproduzione riservata)