In attesa che si apra la finestra giusta, Eni si sta preparando a tornare dopo ben 11 anni sul mercato domestico delle obbligazioni retail. Un ritorno che ha un doppio intento. Dietro alla decisione del cda comunicata il 28 ottobre con l'annuncio della «possibile emissione, entro il 31 dicembre 2023, di uno o più prestiti obbligazionari da collocare presso il pubblico indistinto in Italia» per un ammontare complessivo «non superiore a 2 miliardi di euro», c'è infatti una duplice strategia: la ricerca della massima flessibilità finanziaria, ovviamente, ma anche un'ulteriore considerazione maturata al vertice. «Il collocamento di obbligazioni retail permetterebbe di rafforzare e consolidare la conoscenza del brand Eni presso i risparmiatori italiani», si legge nel verbale del cda. Un banco di prova, insomma, per misurare se l'appeal del titolo è intatto anche al di fuori della platea degli istituzionali.
In linea con la strategia finanziaria di Eni, i nuovi prestiti obbligazionari saranno emessi nella forma di sustainability-linked bond, indicizzati perciò a ben precisi obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti e altri target ambientali. Per il pubblico retail è una prima assoluta. Per questi bond, non convertibili, non garantiti e non subordinati, è previsto un valore nominale di almeno mille euro per ciascuna obbligazione, con prezzo di emissione tra il 90% e il 110% del nominale stesso. La durata dovrà essere compresa entro i 10 anni. Il bond verrà collocato in una o più tranche, «in funzione delle opportunità offerte di volta in volta dal mercato».
Le indicazioni di Eni al momento comprendono ogni tipo di tasso, dal fisso allo strutturato fino al variabile. Ma quando si parla di bond indicizzati a obiettivi di sostenibilità, è bene tenere a mente che il raggiungimento o meno dei target annunciati in sede di collocamento determina anche l'andamento, crescente o decrescente, degli interessi. In ogni caso, per fisso e strutturato il tasso di interesse non potrà superare il 7% per anno. Se variabile, invece, il limite è il 4% annuo sull'Euribor. A oggi risultano in circolazione obbligazioni Eni per circa 24,4 miliardi di euro, compresi i circa 3,4 miliardi collocati in mercati non regolamentati.
Intanto, dalle comunicazione di internal dealing è emerso che l'ad Claudio Descalzi e altri top manager hanno disposto delle azioni assegnate gratuitamente, a seguito della conclusione del periodo di vesting come previsto dal piano di incentivazione di lungo termine 2017-2019. La prassi è che una parte dei titoli venga rivenduta per azzerare l'impatto delle tasse maturate sulle azioni stesse. Descalzi, a fronte di circa 149mila azioni assegnate, ne ha vendute 58.460 a una media di 13,8 euro, per un totale di oltre 800mila euro incassati. (riproduzione riservata)