L'Italia è al quarto posto nella classifica europea dei Paesi dove l’elettricità è più cara. Il piazzamento si deve al prezzo medio di 361,9 euro per Megavattora, che la colloca subito dopo Belgio (377,2 euro per Mwh) e Irlanda (374,6 euro per Mwh). Al primo posto si trova la Germania, che sconta la scelta di aver voltato le spalle al nucleare e oggi fa pagare l’elettricità ben 416,2 euro per Mwh. Il Paese dove la bolletta pesa meno è invece l'Ungheria, con circa 110,9 euro per Mwh.
La classifica europea è il risultato di uno studio condotto da Finansvalp, piattaforma svedese di servizi finanziari, analizzando i dati Eurostat relativi a tutta la seconda metà del 2023. La media europea dei prezzi dell’elettricità è di 245,78 euro per Mwh. Facendo il raffronto su base percentuale, l'Italia è più cara del 47%, la Germania addirittura del 69%, il Belgio del 53% e l'Irlanda del 52%. Rapporto ribaltato per l’Ungheria, che paga l'elettricità il 55% in meno rispetto alla media europea. Nella parte bassa della classifica si trova anche la Bulgaria, che ha i secondi prezzi più bassi con un costo di 119,4 euro per Mwh, che rappresenta il 51% in meno rispetto alla media europea.La Norvegia del colosso Equinor, ormai il maggior fornitore di gas europeo, è al terzo posto, con un costo dell'elettricità di 121,1 euro per Mwh (- 51%, come i bulgari). Tra il quarto posto dell’Italia e gli ultimi tre di Norvegia, Bulgaria e Ungheria, si trovano altri Paesi, in ordine di prezzi decrescente: Liechtenstein, Cipro, Danimarca, Lettonia, Repubblica Ceca, Austria, Spagna, Francia, Grecia, Portogallo, Lituania, Polonia, Estonia, Olanda, Slovenia, Finlandia, Slovacchia, Lussemburgo, Svezia, Romania, Croazia, Malta e Islanda.
«È interessante vedere quali Paesi hanno a che fare con i prezzi dell'elettricità più alti e più bassi in Europa», commenta Olle Pettersson, ceo di Finansvalp, «Ungheria e Bulgaria hanno entrambe una storia di prezzi dell'elettricità relativamente bassi, poiché il loro governo ha implementato politiche di controllo dei prezzi che aiutano a mantenere costi più accessibili.Tuttavia, i loro costi più bassi sono anche influenzati dalla dipendenza dei paesi dal carbone e dall'energia nucleare, che sono più economici delle fonti di energia rinnovabile». Germania e Belgio, invece, dipendono prevalentemente dal gas naturale per la produzione di energia.«La riduzione della loro capacità nucleare e del carbone, combinata con la più ampia crisi energetica europea», prosegue Pettersson, «ha portato i residenti dei Paesi a dover affrontare costi particolarmente elevati».
La questione dei prezzi più bassi legati alla produzione da fonte nucleare sta portando l’Italia a riconsiderare l’addio ai reattori. Una newco di imminente costituzione a maggioranza Enel, con Ansaldo Nucleare e Leonardo, avrà infatti il compito di verificare la fattibilità sul mercato italiano dei modelli Smr (Small Modular Reactors) e Amr (Advanced Modular Rectors). Lo ha ricordato anche l’ad di Enel, Flavio Cattaneo, la scorsa settimana dal palco di Atreju, a Roma. «È un impegno studiare gli Small modular reactor. C'è un dato oggettivo, dove c'è il nucleare l'energia costa la metà, dove c'era ed è stato tolto i prezzi sono saliti del 50%». (riproduzione riservata)