Il problema del caro energia in Italia riguarda soprattutto le grandi aziende energivore. Lo ha precisato Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Enel, all'assemblea di Federacciai a Dalmine (Bergamo).
«Si fa spesso populismo energetico, confondendo il prezzo dell’energia all’ingrosso con la bolletta. Occorre fare chiarezza: in Italia, il differenziale dei costi per i clienti residenziali e le pmi rispetto all’Europa non è così ampio come invece per le imprese energivore. E la differenza è contenuta grazie agli oneri di rete, che sono più bassi rispetto alla media europea». Ecco che quindi «il problema del caro energia riguarda soprattutto le grandi aziende energivore che pagano un prezzo dell’elettricità più alto rispetto alla media europea e sono a rischio delocalizzazione e vanno giustamente supportate», ha spiegato Cattaneo.
Per questo, «l’associazione di cui facciamo parte con gli altri produttori elettrici ha individuato, insieme a Confindustria - di cui fa parte Federacciai -, alcune possibili soluzioni immediate, concrete ed efficaci». Si è dunque siglata una pax energetica tra produttori e grandi aziende energivore. In particolare, meccanismi come l'Energy Release e l'Hydro Release, permetterebbero di fornire fino a oltre 30 terawattora di energia rinnovabile alle imprese a prezzi inferiori alla media europea.
Allo stesso tempo, ha continuato Cattaneo, il tema energetico «va affrontato come Sistema-Paese, così come sta facendo il governo che a quanto ci risulta sta lavorando per trovare soluzioni per contenere il costo dell'energia per gli energivori e anche per ridurre il gap delle altre categorie con l'Europa».
Il sistema energetico italiano è infatti «strutturalmente corto e fortemente dipendente dalle importazioni, una condizione che rischia di peggiorare con il phase-out della generazione termoelettrica e il continuo aumento della domanda». Bisogna dunque lavorare a soluzioni strutturali per garantire la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese. Nel breve termine, evidenzia il ceo di Enel, «occorre sbloccare le autorizzazioni per nuovi impianti rinnovabili: realizzare nuovo idroelettrico e anche nuovi pompaggi. Questi ultimi rappresentano il miglior sistema di accumulo possibile perché dipendono dalla nostra risorsa idrica e non dalle tecnologie asiatiche». Basti pensare che attualmente «ci sono 150GW di progetti di rinnovabili fermi per veti e lungaggini, che potrebbero contribuire ad abbassare in modo decisivo i prezzi energetici», ricordato Cattaneo.
Nel medio e lungo termine, invece, «è necessario affiancare alle rinnovabili delle fonti programmabili, come ad esempio il nucleare di nuova generazione. Un mix più equilibrato ci permetterebbe di ridurre la dipendenza dall’estero e contenere i costi dell’energia», ha concluso l’ad del gruppo energetico. (riproduzione riservata)