Una pacca sulla spalla, in stile perfettamente diplomatico alla Donald Trump. Questa è stata l’ormai celebre reazione del presidente americano all’annuncio di Emmanuel Macron di riconoscere lo Stato palestinese. «Bravo ragazzo» ma velleitario e inutile: così il presidente degli Stati Uniti ha liquidato il passo compiuto dopo troppe esitazioni da Macron. Vi è una parte di verità in questo affronto diplomatico che, in altri tempi, avrebbe scatenato una guerra.
È vero che il pallino delle trattative tra Hamas e Israele lo ha saldamente in mano l’America e non l’Europa. Ma questa volta Trump ha sottovalutato l’impatto simbolico di una scelta compiuta su una questione, ormai centenaria, nella quale i simboli, le rappresentazioni e le narrazioni contano moltissimo. Deve essere costato non poco a Macron, allevato anche nei corridoi felpati della banca Rothschild, avere riconosciuto uno Stato della Palestina che è la risposta assai tardiva a una crisi aperta in modo maldestro nel 1917 proprio dagli europei, dagli inglesi precisamente, con una lettera inviata da Lord Balfour nientemeno che al capofila della famiglia di banchieri internazionali in Gran Bretagna: Lord Rothschild, appunto, portavoce dei sionisti a Londra.
Ebbene Macron si è mosso con grave ritardo nel compiere un gesto che i suoi più augusti predecessori - De Gaulle, Mitterrand e Chirac, tra gli altri – avrebbero compiuto con tempismo molto maggiore. Ma alla fine lo ha fatto, associandosi ai pochi Paesi europei, la Spagna in particolare, che mesi fa avevano rotto gli indugi, rompendo il muro di diniego che i grandi dell’Unione, in compagnia della Gran Bretagna, avevano opposto a qualsiasi concessione in tal senso.
Così facendo Macron ha ottenuto ben tre risultati in un colpo solo. Ha redento il discredito di cui si era macchiata la politica estera francese presso l’opinione pubblica musulmana, tanto quella domestica, quanto quella dispersa in tutto il mondo. Ha tolto di mano a Mélénchon una bandiera potente, con cui l’abile tribuno riempiva le piazze. E ha mostrato l’inaudita rozzezza della ultra-destra francese che, per riscattarsi dal ben noto negazionismo e simpatie naziste di Le Pen padre, ha sposato le posizioni di Netanyahu e della destra israeliana con lo zelo dei neofiti.
Purtroppo questa tardiva presa di posizione di Macron ha lasciato dietro di sé una vittima illustre. Ossia il progetto di integrazione stretta su difesa e politica estera dell’Unione che si rivela impensabile quando i suoi membri procedono in ordine sparso sull’intero versante del fronte meridionale europeo che è in subbuglio e lasciato da Bruxelles senza risposte.
E deludente è la replica del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del suo ministro degli Esteri che, confermando la stretta solidarietà con Netanyahu, appaiono lontani dai tempi della Prima Repubblica, quando Bettino Craxi e Giulio Andreotti erano rispettatissimi interlocutori in tutto il Mediterraneo proprio per il loro equilibrio e innato senso di giustizia sulla questione palestinese. Altri tempi. (riproduzione riservata)