Germania al voto domenica 23 febbraio. Dalla Seconda Guerra Mondiale, la stabilità politica è stata un elemento fondamentale del sistema politico tedesco. «L'insolita anticipazione delle elezioni la dice lunga sulla paralisi politica di fronte alla stagnazione economica che il Paese ha dovuto affrontare dall'invasione russa dell'Ucraina. L'economia tedesca si è contratta negli ultimi due anni e non si prevede che crescerà di più di un paio di decimi nel 2025», sottolinea Katharine Neiss, Chief European Economist di Pgim Fixed Income.
I recenti sondaggi prevedono una netta vittoria dei partiti gemelli di destra, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU) e l’Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU), con il 29,8% delle intenzioni di voto. Il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AFD) continua a guadagnare slancio con il 21,5% delle intenzioni di voto, mentre i Verdi e il Partito Socialdemocratico (SPD, di centro) si attestano, rispettivamente, al 13,1% e al 16,1%.
Altri tre partiti, FDP, BSW (di estrema sinistra conservatrice) e Die Linke (di estrema sinistra) sono sulla soglia del 5%, necessaria per entrare in Parlamento. «È possibile che alla CDU/CSU basti un solo partito, Verdi o SPD, per ottenere la maggioranza, tuttavia il nostro scenario di base rimane quello di una grande coalizione guidata da Friedrish Merz (CDU) come cancelliere», prevede François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Asset Management.
La questione più importante è se i contrari a qualsiasi riforma della regola del freno al debito otterranno oltre il 33% dei seggi, soglia che bloccherebbe la modifica della Costituzione. L’AFD è attualmente contraria, così come il BSW e Die Linke. «Non è, però, irrealistico il raggiungimento di un consenso sufficientemente ampio da consentire una modifica alla norma costituzionale», continua Rimeu, precisando che i tre partiti che probabilmente formeranno la coalizione non condividono la stessa posizione sulla riforma costituzionale: se la SPD e i Verdi sono più ambiziosi, CDU/CSU sono più caute.
Infatti, CDU/CSU intende applicare importanti sgravi fiscali su famiglie e imprese, limitare i prezzi dell’elettricità, semplificare il processo di immigrazione per i lavoratori qualificati e contenere l’accesso ad alcuni benefit sociali. L’SPD vorrebbe ridurre le disuguaglianze attraverso un’imposizione fiscale sui redditi differenziata. I prezzi dell’elettricità verrebbero moderati e semplificato l’accesso al mercato del lavoro per i lavoratori stranieri qualificati. Infine, i Verdi offrono proposte simili a quelle della SPD, oltre a sussidi climatici per le famiglie, escluse le più facoltose.
L’Istituto di ricerca economica di Colonia ha stimato l’impatto fiscale dei vari programmi in 70 miliardi di euro per la CDU/CSU, 15 miliardi di euro per la SPD e 32 miliardi di euro per i Verdi. Di conseguenza, spiega Rimeu, è difficile collegare questi aumenti di spesa proposti con le posizioni dei partiti sulla regola del freno al debito, soprattutto per la CDU dato che il partito è sempre stato visto come il più virtuoso dal punto di vista fiscale. Comunque, «riteniamo probabile una riforma costituzionale dopo le elezioni tedesche, non prima di settembre, anche se non è garantita qualora i piccoli partiti contrari superino il 5%», precisa il senior strategist di Crédit Mutuel Asset Management.
Con un governo guidato da CDU/CSU, nella migliore delle ipotesi, secondo Katharine Neiss, si assisterebbe a cambiamenti marginali nella politica, con una maggior attenzione alla competitività e a un aumento della spesa fiscale, in particolare per la difesa. «Pensiamo ai sussidi energetici e ad un aumento della spesa per la difesa di circa 50 miliardi di euro all'anno», ha detto l’esperto di Pgim, avvertendo, però, del rischio che le elezioni anticipate non risolvano la situazione, in modo tale che la frammentazione politica porti a una continua paralisi.
Per i mercati finanziari, naturalmente una riforma costituzionale sarebbe una notizia positiva e potrebbe portare ad afflussi verso i mercati azionari europei. Il programma di CDU/CSU sembra sostenere settori come quello immobiliare/infrastrutturale, automobilistico (probabilmente a favore di minori vincoli sulla CO2), della difesa (maggiore spesa) e finanziario. Anche a detta di Katharine Neiss i mercati potrebbero trovare aspetti positivi in una coalizione guidata da Merz, «ma dubitiamo che questo possa cambiare le carte in tavola nell'immediato». In caso di conferma dei sondaggi pubblicati negli ultimi giorni Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, non si aspetta significativi movimenti dell’indice tedesco Dax.
Discorso ben diverso in caso di una grande vittoria del partito populista di estrema destra, AfD, nel caso che il partito di Alice Weidel, nuova frontiera del Movimento Mega (Make Europe Great Again), possa superare il 25% dei consensi o diventare il primo partito tedesco. «In caso di successo di Alternative fur Deutschland, ci aspettiamo un ribasso per l’indice Germany 40, ma anche un forte calo del cambio euro/dollaro. Una vittoria di Alice Weidel potrebbe spingere il cambio euro/dollaro verso ai minimi annuali a 1,0178», stima Diodovich.
Neiss dubita che la spinta alla crescita e al sentiment sarà sufficiente a superare la forza del dollaro, dato il forte slancio dell'economia statunitense e il potenziale effetto dei dazi sull'inflazione. Inoltre, il rischio dei dazi potrebbe pesare sulle prospettive dell'area dell'euro e avallare i tagli che i mercati si aspettano dalla Bce, che peserebbero sull'euro. «Dubitiamo, quindi, che l'allentamento della politica fiscale sarà abbastanza consistente da cambiare la tendenza dell'euro/dollaro», puntualizza l’esperta.
Nei mercati dei tassi, la pressione per aumentare i prestiti potrebbe portare a un ulteriore aumento dei rendimenti delle obbligazioni tedesche. «La notizia di un allentamento del freno al debito potrebbe spingere verso l'alto i rendimenti dei bund in termini assoluti e rispetto ai swap, insieme alla compressione degli spread della periferia tedesca», indica Neiss. Il contesto di accelerazione del quantitative tightening (la Bce ha smesso di reinvestire completamente solo alla fine di dicembre), aggiunge, «potrebbe contribuire ad amplificare la pressione al rialzo sui rendimenti tedeschi. Ciò eserciterebbe anche un'ulteriore pressione al ribasso sui bund rispetto agli asset swap. Tuttavia, dubitiamo che si tratterà di un movimento di ampia portata, al di là di una reazione istintiva del mercato: la nuova coalizione potrebbe diluire le misure a favore della crescita, sarà necessaria una maggioranza parlamentare di due terzi e vediamo un rischio non trascurabile di paralisi politica».
Solo quando saranno più chiari i termini dell’alleanza tra i partiti vincitori si saprà quanto il nuovo governo sarà disponibile ad aumentare la spesa. Per ora, i mercati ritengono probabile che vi sarà un aumento della spesa, anche se non in misura drammatica, «il che ci sembra corretto. Ciò potrebbe comportare una certa pressione sui titoli di Stato, dal momento che i mercati prevedono una maggior offerta, cosa che è già visibile negli ultimi giorni sui Bund», afferma Felipe Villarroel, portfolio manager di TwentyFour Asset Management, una boutique di Vontobel. «Poiché consideriamo improbabile un forte aumento dei deficit di bilancio, se dovesse verificarsi un’ampia reazione dei bund, riteniamo che questa non sarebbe giustificata. Un altro fattore da guardare con attenzione è la spesa per la difesa, in particolare quanto sarà a carico dell’Europa, se si decidesse per una spesa comune, e quanto invece peserà sui singoli Stati membri».
In ogni caso, conclude Neiss, spread più bassi sugli swap su Bund tedeschi favoriscono la compressione degli spread. E un'ulteriore compressione degli spread in euro investment grade e high yield potrebbe verificarsi se le prospettive di crescita tedesche migliorino. Ma anche questo entusiasmo potrebbe incontrare ostacoli se il programma a favore della crescita dovesse incontrare vincoli politici e legali. (riproduzione riservata)