Le tariffe introdotte dal presidente Trump per l’Unione Europea stanno suscitando forti reazioni e notevoli timori. Nel dibattito acceso si parla poco o nulla degli effetti specifici della tariffa del 15% su prezzi e profitti.
A differenza delle considerazioni politiche generali, questo articolo si concentra sulle implicazioni puramente economico-aziendali e mostra come tali tariffe influenzino i prezzi ottimali per un’azienda che esporta dall’Unione Europea verso gli Stati Uniti. Vengono inoltre resi trasparenti gli effetti sul volume delle vendite e sul profitto.
Per calcolare l’effetto delle tariffe bisogna conoscere l’elasticità al prezzo o la funzione prezzo-domanda negli Stati Uniti. Le tariffe doganali possono essere strutturate come tariffe specifiche o ad valorem. Una tariffa specifica equivale a un aumento dei costi unitari. Le tariffe di Trump sono ad valorem, applicate come percentuale sul valore d’importazione - ovvero sul prezzo di vendita del produttore.
Per illustrare l’effetto di una tariffa ad valorem è necessario riferirsi a esempi numerici concreti. Solo così gli impatti quantitativi diventano trasparenti e comprensibili. E sono ben diversi dall’affermazione, spesso ripetuta, secondo cui una tariffa del 15% comporterebbe un aumento del 15% del prezzo.
Assumiamo che l’esportatore europeo venda direttamente ai clienti americani, senza intermediari. Supponiamo inoltre l’assenza di concorrenza e un tasso di cambio euro/dollaro fisso, per cui è irrilevante calcolare in dollari o euro.
In base al prezzo, si assume che la quantità mensile venduta (in migliaia di unità) sia: 100-10 × prezzo finale per il cliente in dollari. Il costo marginale del prodotto è di 5 dollari. Esaminiamo ora una tariffa ad valorem con aliquote dello 0% e del 15%.
Il risultato non è affatto banale come un semplice aumento del prezzo per i clienti americani. Anzi, il prezzo di vendita del produttore diminuisce dell’8,5% con una tariffa del 15%. Al contrario, il prezzo per il cliente americano aumenta del 5,2%. A causa di questo aumento di prezzo, il volume delle vendite scende da 25.000 a 21.100 unità, ossia del 15,6%.
L’effetto combinato della riduzione del prezzo del produttore (e quindi del margine unitario) e del calo del volume di vendita porta a una perdita sostanziale di profitto per l’esportatore europeo. Il profitto mensile passa da 62.000 a 38.710 dollari, una riduzione massiccia del 38%.
Nel frattempo le entrate tariffarie per gli Stati Uniti ammontano a 21.760 dollari. Il peso è condiviso tra i clienti americani, che pagano di più e ricevono di meno, e l’esportatore europeo. Inoltre, la tariffa contribuisce all’inflazione negli Stati Uniti. Naturalmente, la realtà è più complessa dell’esempio illustrato.
L’elasticità al prezzo nell’esempio numerico è relativamente alta, pari a -3. Molti beni europei esportati negli Stati Uniti presentano elasticità più basse. Un’importante categoria è quella dei prodotti farmaceutici, che reagiscono meno agli aumenti di prezzo.
Anche i macchinari sono rilevanti, spesso costituiti da apparecchiature specializzate. Se la funzione prezzo-vendite prevede un impatto sul prezzo di 7,5 invece di 10, il prezzo del produttore scende da 9,17 a 8,3 dollari, una diminuzione del 9,5% - ancora più marcata in termini percentuali, ma da un livello iniziale più alto. Il prezzo per il cliente Usa aumenta del 4,1%, e il volume delle vendite diminuisce del 5,6%. Ciò corrisponde a un’elasticità al prezzo relativamente bassa di -1,37, plausibile per prodotti importati difficilmente sostituibili.
Tuttavia - ed è la sorpresa spiacevole - il profitto dell’esportatore europeo diminuisce comunque del 25,6%. Non molto meno rispetto al 38% del caso con elasticità più elevata.
Naturalmente, la portata di questi effetti dipende anche dal comportamento dei concorrenti. Se tutti gli importatori aumentano i prezzi allo stesso modo - per esempio, anche i giapponesi sono colpiti dalla tariffa del 15% - le riduzioni nelle vendite e nei profitti saranno minori. È inoltre importante considerare la reazione dei concorrenti americani. Da un lato, non sono soggetti a dazi e potrebbero mantenere stabili i prezzi per acquisire quote di mercato. Dall’altro, gli aumenti di prezzo inevitabili degli importatori offrono loro l’opportunità di aumentare i propri prezzi.
C’è una differenza competitiva importante tra tariffe e tasse:una tassa colpisce allo stesso modo tutti i prodotti concorrenti all’interno di un paese; una tariffa penalizza solo i prodotti importati, peggiorando la loro posizione competitiva rispetto ai beni nazionali. In sintesi, l’impatto delle tariffe di Trump sui prezzi ottimali è più complesso di quanto comunemente si creda. La tariffa del 15% compromette gravemente i profitti degli esportatori europei verso gli Usa. (riproduzione riservata)
*Partner and co-Managing Director of Italy Simon-Kucher