Il barile si infiamma, ma nei distributori la situazione è sotto controllo. Adolfo Urso è intervenuto in prima persona per spegnere le preoccupazioni sull’aumento dei prezzi del carburante. Nel corso del Question Time della Camera di mercoledì 15 gennaio, il ministro del Made in Italy ha spiegato che «nonostante uno scenario internazionale sempre più negativo» con il petrolio che «all’inizio di quest’anno ha superato gli 81 dollari al barile, siamo riusciti a contenere i prezzi dei carburanti evitando impatti inflattivi».
I prezzi attuali, ha sottolineato il titolare del Made in Italy, sono di 1,82 euro al litro per la benzina e 1,72 euro al litro per il gasolio, entrambi a livelli «più bassi rispetto alla media del 2023 e in linea con quelli del 2022, quando il governo di allora fu costretto a misure straordinarie con un significativo impatto negativo sui conti pubblici».
Solo in casi «isolati e ben documentati», alcuni distributori hanno praticato prezzi superiori alla media: al 13 gennaio scorso, i self-service con prezzo della benzina superiore a 2,20 euro sono stati 14 su oltre 19 mila mentre, per quanto riguarda la rete autostradale, solo due su 20 mila hanno registrato prezzi superiori ai 2,40 euro determinando la richiesta di verifiche della Guardia di Finanza.
Al contempo, Urso ha invitato le associazioni dei consumatori – che nelle scorse ore hanno segnalato una «escalation senza sosta» – a segnalare «ai loro iscritti le anomalie, contribuendo così alla corretta e trasparente informazione».
Ampliando lo sguardo all’intero settore energetico, Urso ha poi aggiunto che, nel mese di dicembre, il Prezzo unico nazionale dell’energia (Pun) e quello del mercato del gas naturale sono risultati inferiori del 54% rispetto a fine 2022 e del 52% rispetto a fine 2021. Allo stesso modo, il gas ha fatto registrare livelli inferiori del 61% rispetto a 2021 e 2022, «quando altri erano al governo».
Dati, questi, che non distolgono il governo dalla «sfida della duplice transizione green e digitale»: a tal proposito, nel 2025 il governo «ha messo a disposizione delle imprese oltre 20 miliardi distribuiti su più strumenti»: 8,5 miliardi per Transizione 4.0 e 5.0, 400 milioni del fondo per la transizione industriale, 300 milioni per i mini-contratti di sviluppo per le pmi e oltre 6 miliardi per i contratti di sviluppo tradizionali.
E non solo: allo studio dell’esecutivo, ha concluso il ministro, resta il progetto di utilizzo di «fonti di energia alternative come l’idrogeno e il nucleare di ultima generazione». Quest’ultimo, in particolare, è «essenziale per garantire l’indipendenza energetica dell’Italia», chiamata a recuperare il gap con Paesi come Spagna e Francia.
In quest’ottica, il governo realizzerà una società nazionale per realizzare nella Penisola impianti nucleari di nuova generazione trasportabili via container, «che potranno essere installati su richiesta delle imprese nel pieno rispetto dei vincoli ambientali». Inoltre, nelle prossime settimane, il ministero dell’Ambiente adotterà un disegno di legge per «disegnare il nuovo assetto normativo in tema di energia nucleare» su cui il Parlamento sarà successivamente chiamato a confrontarsi. (riproduzione riservata)