Colazione salata per i ministri della Finanza dell’Unione Europea riuniti a Bruxelles per l’Ecofin. Dopo la cena di lunedì 11 marzo, animata da opinioni divergenti su come reperire gli 800 miliardi di euro per il piano di riarmo europeo, il titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, ha fatto quel che gli riesce meglio: far quadrare il più possibile i conti.
Approfittando del breakfast informale, il ministro ha condiviso con i suoi omologhi una lista di cose da fare e da non fare. Per esempio, «inaccettabile» è finanziare la difesa a scapito della spesa sanitaria e dei servizi pubblici. Necessaria, invece, è la distinzione «tra i bisogni immediati legati alla guerra in Ucraina e tra la strategia sulla sicurezza a lungo termine dell’Ue».
Un elenco – in cui il ministro ha inserito anche la «possibilità di convertire le industrie esistenti e sviluppare nuove capacità e capacità tecnologiche» – necessario a raccogliere dissensi e consensi prima della proposta ufficiale dell’Italia: quella di finanziare la difesa attraverso uno schema europeo di garanzie pubbliche per stimolare gli investimenti privati. E c’è anche già il nome: European Security & Industrial Innovation Initiative.
«In estrema sintesi», ha spiegato Giorgetti, «si tratta di un fondo di garanzie in più tranche che ottimizza l’utilizzo delle risorse nazionali ed europee con l’obiettivo di convogliare in modo più efficacie i capitali privati e, soprattutto, con una spesa pubblica contenuta. Un fondo di garanzia di circa 16 miliardi di euro potrà mobilitare fino a 200 miliardi di investimenti industriali aggiuntivi, in linea con le migliori pratiche di Invest Ue e prima del fondo europeo per gli investimenti strategici».
I conti piacciono e funzionano. Tanto che il ministro è rientrato in Italia incassando il via libera della presidenza di turno Ue. «La proposta italiana è stata accolta favorevolmente, ora andrà discussa con la Commissione europea ma dal punto di vista della presidenza Ue il messaggio è che abbiamo bisogno di un mercato dei capitali più forte per finanziare queste nuove necessità», ha dichiarato il ministro delle Finanze polacco, Andrzej Domanski, confermando di aver aperto un tavolo di discussione con la Bei in materia. Non a caso ieri il Consiglio Ue ha approvato anche una decisione che concede alla Banca europea per gli investimenti una maggiore flessibilità nella gestione delle capacità di investimento.
Nel suo complesso, ha detto il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, l’Ecofin «è stato una buona opportunità per raccogliere i primi feedback degli Stati Membri» sul piano di riarmo europeo, ed è emerso che tra gli Stati membri c’è «ampio sostegno per l’attivazione coordinata della clausola di salvaguardia».
Il Commissario ha inoltre preso nota delle richieste quei Paesi che hanno già una spesa elevata per la difesa: «Una discussione molto utile poiché saremo in grado di tenerne conto prima di presentare la proposta della Commissione, probabilmente già la prossima settimana», ha detto. La questione ora è capire «come fare leva per gli investimenti privati», ragionando su cosa possa essere fatto «con strumenti come l’Invest Ue e altri programmi europei».
Accantonata invece, almeno per ora, l’ipotesi di riaprire le regole del Patto di Stabilità per consentire maggiori investimenti nella difesa. E lo hanno detto senza girarci attorno sia Domanski sia Dombrovskis: «Rispetteremo le regole esistenti per essere credibili, anche rispetto ai mercati. Stiamo dando forma alla flessibilità fiscale sia in termini di tempo e sia di volume: quattro anni e l’1,5% del pil». (riproduzione riservata)